
Upendo e Gracious, in cammino verso l’autonomia
Gracious ha quattro anni e ama molto disegnare. E’ una bambina vivace a cui piace molto scrivere e giocare con i bambini del vicinato. Oggi corre, parla, va a scuola. Ma non sempre è stato così.
Sua mamma, Upendo, ricorda bene quei momenti. Gracious aveva solo pochi mesi quando le è parso chiaro che la circonferenza della testa era più grande del normale. Non era una cosa da ignorare e infatti dopo gli accertamenti la bambina è stata operata al Muhimbili National Hospital di Dar Es Salaam, uno degli ospedali più importanti della Tanzania. La piccola aveva appena sei mesi. Un intervento delicato, seguito da un mese di ricovero e poi da un periodo trascorso dalla nonna materna, a Morogoro, prima del rientro a Mbeya. Dove le aspettava anche il papà, originario della città, che lavora con i moto taxi (bodaboda): è uno dei tanti che si guadagnano il pane quotidiano attraversando le strade di Mbeya.
Due anni fa, quando Gracious aveva un anno e otto mesi, la coppia ha scoperto il Centro SIMAMA di Iyunga. Gracious all’epoca non camminava e la sua mamma ha iniziato una routine serrata per permettere alla figlia di effettuare tutto il percorso riabilitativo di cui aveva bisogno. Oltre ad accompagnare e accudire la piccola, l’anno scorso Upendo ha anche aperto una piccola genge, un chiosco, gestendo il quale contribuisce al reddito familiare. Casa, lavoro al chiosco, spostamenti per raggiungere il Centro di Iyunga e per far frequentare la scuola alla piccola: un impegno notevole per mamma Upendo, ma ripagato dagli evidenti risultati raggiunti da Gracious.
Oggi infatti la bambina cammina in autonomia. Parla, disegna, gioca e corre. Partecipa alle attività scolastiche, interagisce con gli altri bambini e ha sviluppato una passione per chipsi (patatine fritte) e wali (riso bianco). Nel quartiere di Mbeya dove vive non ci sono particolari forme di supporto organizzato per i bambini con disabilità, ma non c’è neppure isolamento: Gracious non vive nascosta e non è vittima di stigma, ma gioca con gli altri bambini e viene trattata come una di loro.
Questo però non sarebbe accaduto senza il Centro SIMAMA. Senza i fisioterapisti, gli operatori locali, il programma strutturato di riabilitazione. Il cambiamento per Gracious è stato sanitario (oggi cammina, tempo fa non poteva) ma anche sociale: oggi è inclusa nella comunità, prima l’incertezza e la disabilità rischiavano di isolarla.
Anche per mamma Upendo il cambiamento è stato duplice: pratico e mentale insieme. Vedere i progressi concreti della figlia, settimana dopo settimana, ha rafforzato la sua fiducia e la motivazione a continuare. Oggi Upendo si augura che sua figlia possa continuare a stare bene, studiare e, un giorno, diventare “una campionessa”. Non sa bene quale forma prenderà tutto questo, ma sa che sua figlia ha il diritto di sognare. E oggi, diversamente da due anni fa, Upendo ha il diritto di credere che quei sogni possono avverarsi.
Come aiutare Gracious e le mamme come Upendo
La storia di Gracious racconta cosa può accadere quando una bambina con disabilità incontra cure adeguate, riabilitazione costante e una comunità che sceglie di non lasciarla sola.
Una storia di speranza possibile, che continua ogni giorno grazie al lavoro del Centro e al sostegno di chi sceglie di esserci.

Gracious è una di queste storie. Ma al Centro Simama di Mbeya e al Centro Antonia Verna di Dar es Salaam ci sono molti altri bambini e bambine e molte altre mamme che continuano ogni giorno il loro cammino verso l’autonomia.
Puoi aiutarli in diversi modi: scegliendo un Sostegno a Distanza, contribuendo con una donazione attraverso il Dona Ora, sostenendo l’Artigianato Solidale Ujamaa.
Ogni gesto contribuisce a rendere possibili storie come quella di Gracious.
Questa storia è stata raccolta a Mbeya da Eleonora De Piano e Camilla Zaini, volontarie del Servizio Civile Universale 2025/2026 di Comunità Solidali nel Mondo.

