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Missione in Tanzania: alleanza e collaborazione

Missione in Tanzania: alleanza e collaborazione

24 Giugno 2026

Un viaggio all’insegna del rafforzamento dei legami con le istituzioni tanzaniane (a partire dal Ministero della Salute), con il mondo ecclesiale e con la società civile. Incontri che hanno confermato l’importanza della continuità progettuale e della costruzione di alleanze durevoli. Nel maggio 2026 abbiamo svolto una missione in Tanzania dedicata al consolidamento delle relazioni istituzionali e alla valutazione della sostenibilità dei programmi avviati nel territorio. La visita, compiuta dal presidente Michelangelo Chiurchiù e da Thierry Muccifora, ha toccato i principali snodi della cooperazione. Gli incontri realizzati sono stati il risultato di un lavoro condiviso portato avanti nei mesi precedenti. Valentina De Cao, Referente Paese di Comunità Solidali nel Mondo e del Centro Antonia Verna, e Alessandra Civita, referente del Programma SIMAMA, mantengono quotidianamente il raccordo tra i partner tanzaniani e la sede di Roma, curando relazioni e collaborazioni con istituzioni, organizzazioni locali e comunità. La missione di maggio ha rappresentato un importante momento di consolidamento di questo lavoro.   

Incontro con il Ministero della Salute: continuità del Programma SHINE

Il primo incontro significativo si è svolto a Dodoma presso il Ministero della Salute. Invitati dal dott. Hamad Nyembea, direttore del Dipartimento dei servizi di cura, il colloquio ha visto la partecipazione di oltre 15 alti funzionari ministeriali. L’oggetto della discussione è stato il consolidamento dei servizi relativi alla cura e gestione dell’epilessia su scala nazionale, già affrontati negli anni scorsi con il programma SHINE. Durante l’incontro sono stati presentati tre assi operativi per la prosecuzione e l’ampliamento delle attività. Il primo è quello della formazione medica online, con particolare riferimento alla realizzazione di corsi formativi per medici tanzaniani su diagnosi, cura e gestione dell’epilessia, articolato con contributi di docenti italiani e tanzaniani, e accessibile a distanza per raggiungere professionisti su tutto il territorio nazionale. Il secondo asse è quello della formazione a cascata, con l’estensione della formazione per operatori sanitari di base e medici nelle strutture di 13 regioni aggiuntive, in continuità con i risultati già conseguiti nel Programma SHINE nelle 18 regioni precedentemente coperte. Infine, l’ultimo asse è quello del supporto nella formazione che il Ministero promuove verso oltre 100 operatori sanitari di base sul tema della disabilità, valorizzando l’esperienza accumulata da ComSol nel corso degli anni.

Il dottor Nyembea ha espresso apprezzamento per l’impegno di continuità, sottolineando che molti progetti avviati da organizzazioni europee e nord-americane tendono invece ad arenarsi al termine del finanziamento. La relazione positiva ha portato al rinnovamento di un Memorandum of Understanding tra il Ministero della Salute tanzaniano e Comunità Solidali nel Mondo, da formalizzarsi nei mesi seguenti.

Zanzibar, nuove prospettive di collaborazione

Durante la missione è stato effettuato un incontro presso il Ministero della Salute di Zanzibar con il dott. Amour Sleiman, vicedirettore ministeriale. La visita ha avuto l’obiettivo di comprendere i bisogni sanitari specifici dell’arcipelago e di esplorare potenziali ambiti di collaborazione.

L’incontro ha evidenziato un quadro di significative carenze nel sistema sanitario locale. Zanzibar e Pemba, pur ospitando oltre un milione e mezzo di abitanti, dispongono di risorse sanitarie limitate per rispondere ai bisogni di circa 110-120.000 cittadini con disabilità, tra cui persone con epilessia. Le necessità principali identificate riguardano lo sviluppo di servizi di riabilitazione, la diagnosi e la cura dell’epilessia, e il rafforzamento dei servizi a favore delle persone con disabilità.

È stato convenuto che eventuali future collaborazioni dovranno svilupparsi sulla base di una conoscenza approfondita delle strutture sanitarie esistenti e del coinvolgimento diretto degli enti locali. A tale proposito, è stata sottolineata l’importanza di una valutazione tecnica più estesa del territorio, al fine di fondare future progettualità su elementi concreti e condivisi con le autorità sanitarie locali.

La Diocesi di Mbeya e la sostenibilità del polo sanitario di Iyunga

Un altro incontro cruciale è avvenuto con il vescovo della Diocesi di Mbeya, monsignor Gervasio Nyaisonga. Nel corso degli ultimi tre anni, il Centro di Iyunga si è progressivamente trasformato in un polo sanitario polifunzionale, ospitando un Centro di riabilitazione motoria e cognitiva, una clinica specializzata per l’epilessia, un ostello per l’ospitalità temporanea di mamme di bambini con disabilità durante i percorsi riabilitativi e una struttura di accoglienza per i volontari in Servizio Civile Universale e per professionisti italiani che offrono supporto specialistico.

L’incontro ha messo a fuoco la questione centrale della sostenibilità a medio-lungo termine. Mentre il polo si consolida dal punto di vista strutturale e clinico, è stata identificata l’esigenza di una campagna informativa capillare che raggiunga i potenziali beneficiari. In accordo con il vescovo, è stato deciso di coinvolgere i 70 parroci della Diocesi come primi vettori di informazione verso le comunità territoriali.

Gli incontri con Padre Furaha, direttore Caritas Mbeya, e Suor Isabel (nuova direttrice del Centro di Iyunga) e con la prof.ssa Scholastica, presidente della NGO Shalom che formalmente gestisce la struttura di Iyunga insieme alla Caritas Diocesana, hanno ribadito l’invito a sviluppare strategie coordinate di finanziamento locale. Una scelta che risponde all’esigenza di non delegare interamente la sostenibilità dell’assistenza ad organizzazioni estere, le quali peraltro in Occidente vivono un contesto di sempre minore sensibilità sul tema.

Alleanze con la società civile locale

Durante la visita è stata inoltre consolidata la collaborazione con SHIJUWAZA, una federazione di 15 associazioni locali che operano per e con le persone con disabilità, e con il rappresentante locale di AMREF, la più grande organizzazione sanitaria africana senza fini di lucro: si tratta di Dan Bhwana, neurologo e membro della Tanzanian Epilepsy Association (TEA).

Questi incontri sono destinati ad ampliare la rete di collaborazioni con realtà di rilievo nazionale: dalla Tanzania Human Rights Defenders Coalition (THRDC, con cui si è lavorato nei progetti dei Corpi Civili di Pace) alla federazione SHIVYAWATA (già coinvolta nella definizione delle linee guida su malnutrizione ed epilessia del progetto SHINE), oltre a Rehab Health, organizzazione impegnata nella riabilitazione. Collaborazioni che tutte insieme testimoniano il lavoro costante per la costruzione di una rete di alleanze solida e diversificata con le espressioni organizzate della società civile tanzaniana.

In collaborazione con tutti

In tutti questi incontri, franchi e cordiali, abbiamo sottolineato la nostra disponibilità ad accompagnare le istituzioni locali e a favorire la formazione continua, il trasferimento di competenze e il consolidamento di reti locali autosufficienti. L’obiettivo è creare una collaborazione maggiormente strutturata tra le istituzioni tanzaniane (Ministero della Salute, autorità regionali) e le organizzazioni locali, anche per ridurre gradualmente la dipendenza dal finanziamento estero, costruendo percorsi di sostenibilità locale. La missione di maggio 2026 ha confermato l’importanza di questi principi per la qualità e la durabilità stessa degli interventi di cooperazione internazionale. Il nostro impegno continua.

Il Decalogo come chiave di lettura

In tutti questi incontri, franchi e cordiali, abbiamo ribadito la nostra disponibilità ad accompagnare le istituzioni locali attraverso la formazione, il trasferimento di competenze e il rafforzamento delle reti territoriali. L’obiettivo è promuovere una collaborazione sempre più strutturata tra istituzioni e società civile, favorendo percorsi di sostenibilità locale.

La missione di maggio 2026 ha confermato quanto questo approccio sia decisivo per la qualità e la durata degli interventi di cooperazione. È un principio che ritroviamo anche nel punto 8 del nostro Decalogo per la decolonizzazione della cooperazione, dedicato al coinvolgimento delle autorità locali. Gli incontri svolti in Tanzania hanno mostrato che una partecipazione attiva delle istituzioni e degli attori del territorio è la base per costruire programmi condivisi, sostenibili e duraturi.

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