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“La missione cambia”. Il card. Zuppi e il rapporto con il Sud globale

“La missione cambia”. Il card. Zuppi e il rapporto con il Sud globale

1 Luglio 2026

Una riflessione sull’attualità di promuovere la dignità umana e di considerare le Chiese locali non più come destinatarie passive di aiuto, ma come dirette protagoniste, con capacità di guida e di decisione. E’ quella che il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Maria Zuppi, ha condiviso nei giorni scorsi con il presidente di Comunità Solidali nel Mondo, Michelangelo Chiurchiù. Un breve ma significativo incontro per rafforzare una relazione di amicizia e ragionare insieme sul ruolo che la comunità ecclesiale è chiamata a svolgere rispetto alle iniziative di cooperazione internazionale portate avanti da realtà italiane.

Il contesto dell’incontro

Nell’ambito di una conoscenza antica di 30 anni (erano i tempi in cui entrambi operavano nelle periferie romane, Chiurchiù con la Comunità di Capodarco, don Matteo Zuppi con la Comunità di Sant’Egidio e come parroco nella Parrocchia dei Santi Simone e Giuda Taddeo a Torre Angela), l’incontro avvenuto nella sede della CEI ha messo anzitutto in evidenza il tema, sentito particolarmente da Comunità Solidali nel Mondo, di come trasformare la cooperazione internazionale verso forme più giuste, paritarie e radicate nelle comunità locali. Non una questione teorica, ma una sfida che emerge dalla pratica quotidiana in Tanzania.

“Ci tenevo – sintetizza Chiurchiù – a condividere con il cardinale la nostra esperienza di cooperazione in Tanzania, e soprattutto la riflessione che come Comunità Solidali nel Mondo stiamo facendo sul tema della “decolonizzazione dell’aiuto” e sulle implicazioni che questa riflessione comporta per tutte le realtà, anche ecclesiali, che operano nel Sud del mondo. Il protagonismo dei giovani africani e il loro orgoglio nell’assumere la responsabilità di guidare il proprio futuro stanno cambiando le modalità di approccio della nostra cooperazione: è un modo di porsi che avvertiamo distintamente negli incontri e nella relazione con i sacerdoti, con le Chiese locali e con le Associazioni della società civile che sono nostri partner”.

Il presidente di Comunità Solidali nel Mondo ha presentato al cardinale Zuppi il “Decalogo per decolonizzare la cooperazione”, il documento elaborato con l’obiettivo di offrire indicazioni operative e avanzare concretamente verso una cooperazione decolonizzata, più giusta e realmente radicata nelle comunità: “Se non siamo attenti – dice Chiurchiù – a valorizzare un atteggiamento di profondo rispetto della cultura locale, di co-progettazione delle attività che intendiamo svolgere, e di coinvolgimento delle autorità locali correggendo alcuni atteggiamenti paternalistici o di “superiorità”, rischiamo di essere letteralmente spazzati via dalla Storia!”.

Assicurando di approfondire la documentazione consegnata, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana ha poi condiviso a microfoni accesi il suo pensiero su quello che, da rappresentante della Chiesa italiana, ritiene sia il futuro della relazione con le Chiese del Sud globale.

Il dialogo con il cardinale Zuppi

Come è possibile ascoltare in questo video registrato a margine dell’incontro, rispondendo alle osservazioni proposte da Chiurchiù il cardinal Zuppi ripercorre il senso della storia della presenza missionaria italiana nelle Chiese del Sud del mondo, e in particolare in Africa. Riconosce come questa storia, nata da dedizione e sacrificio, abbia generato frutti straordinari quali la maturazione di comunità ecclesiali locali, la nascita di vocazioni autoctone e il consolidarsi di realtà di evangelizzazione e promozione umana.

Ma egli sottolinea anche che questa storia non è statica: deve trasformarsi. Le Chiese africane non sono più destinatarie di una missione unidirezionale, ma sono realtà mature con una loro fisionomia e capacità di guida. Soprattutto, dice Zuppi, oggi è importante “la comunione, il pensarci insieme, e credo che questo sia profetico in un mondo dove, al contrario, ci si pensa sempre molto senza gli altri, e qualche volta anche contro gli altri. La dimensione di comunione della Chiesa è esattamente il contrario: siamo fratelli tutti e siamo nell’unica barca dove il Signore ci fa stare per arrivare da Lui.”

La logica diventa quindi quella della comunione reciproca: “Non è mai – dice il presidente della CEI – una strada a senso unico, è sempre circolare. Le Chiese e le comunità ci donano molto, continuano a darci non soltanto tanta accoglienza, ma adesso appunto anche tanta maturità ecclesiale”. Zuppi fa riferimento specifico ad una sua visita dello scorso anno in Tanzania, dove ha potuto constatare in prima persona i frutti di mezzo secolo di presenza missionaria della diocesi di Bologna: “Ho incontrato i figli dei primi catecumeni battezzati 50 anni fa dai missionari: oggi alcuni di quei figli sono diventati sacerdoti. È il frutto di una Chiesa che ha accolto il seme del Vangelo e lo ha fatto crescere”.

Il presidente della CEI accenna anche ad una sfida concreta: il ricambio generazionale nei missionari. Se molte relazioni continuano a dipendere da religiosi anziani, è anche vero che emerge ormai la necessità di un nuovo modello di presenza, che scardina il vecchio schema e trasforma radicalmente il modo di stare insieme. “Dobbiamo trasformare la nostra missionarietà: saper gioire con realtà mature e così – conclude – comunicare il Vangelo e la promozione umana che da esso deriva”.

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