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Decalogo per decolonizzare la cooperazione

Negli ultimi anni, la discussione sulla localizzazione dell’aiuto e sulla decolonizzazione della cooperazione ha acquisito un’importanza crescente nel mondo umanitario e dello sviluppo. La nostra Associazione, in continuità con la 1^ edizione del work-shop Chukuana 2023 e a seguito del documento sul tema redatto da AOI in collaborazione con CINI e Link2007 sulla localizzazione, ha deciso di elaborare un decalogo di orientamenti e impegni condivisi rivolto alle Organizzazioni della Società Civile (OSC) italiane e internazionali.

Il decalogo che segue intende offrire indicazioni operative per avanzare concretamente verso una cooperazione decolonizzata, più giusta e realmente radicata nelle comunità.

Spinta dal dibattito globale seguito al World Humanitarian Summit del 2016 e dal Grand Bargain (l’accordo assunto da donatori e organizzazioni umanitarie per rendere più efficiente ed efficace l’assistenza umanitaria, riducendo la burocrazia e aumentando i fondi destinati alle risposte locali), questa riflessione ha messo in luce una verità ormai condivisa: per essere davvero efficace, equa e sostenibile, la cooperazione deve spostare il baricentro verso i protagonisti locali. L’obiettivo è promuovere un cambiamento reale nei rapporti tra organizzazioni del Nord e del Sud Globale, superando la logica dell’assistenza per costruire partnership paritarie, basate su ownership, responsabilità condivisa e trasferimento di empowerment. Non si tratta solo di migliorare i processi di cooperazione, ma di contribuire a trasformare le dinamiche di potere che ancora oggi limitano l’autonomia e la rappresentatività degli attori locali. Le OSC internazionali, in particolare, sono chiamate a ripensare i propri ruoli, le proprie procedure e la propria cultura organizzativa, per diventare facilitatori di capacità locali, piuttosto che esecutori dominanti.

Al contempo, siamo consapevoli che il partenariato Nord-Sud si gioca su più livelli, intrecciati fra loro: non solo quello locale, riferito alla qualità delle relazioni con i partner, ma anche quello nazionale e internazionale, che si costruisce nel rapporto fra governi a livello bilaterale e multilaterale. E’ opportuno dunque non dimenticare che, in ultima analisi, l’efficacia dei progetti a livello locale dipende (anche) dall’equità dei partenariati tra governi e che è proprio a partire dalle relazioni fra i governi che si costruiscono rapporti realmente paritari tra Nord e Sud, in un’ottica di promozione della giustizia globale e dello sviluppo sostenibile, coerentemente a quanto indicato nell’Agenda 2030 e nel Patto per il futuro.

Per una prassi della decolonizzazione
Conoscenza della legislazione

1. CONOSCENZA DELLA LEGISLAZIONE NAZIONALE DEL PAESE CHE OSPITA L’ORGANIZZAZIONE (OSC) E APPROFONDIMENTO DELLA CULTURA E DEL CONTESTO LOCALE

E’ importante che nelle loro iniziative di cooperazione le OSC agiscano in termini di adeguatezza normativa e di sensibilità culturale. Si tratta cioè, anzitutto, di partire sempre dal quadro normativo del Paese ospitante, evitando di presupporre che ai bisogni rilevati corrisponda una legislazione locale mancante o inadeguata. Può accadere invece che l’impianto legislativo sia congruo e molto avanzato, ma totalmente carente quanto alla sua applicazione pratica. L’impegno cruciale delle OSC dovrà concretizzarsi allora nel tradurre la disposizione scritta in esperienza e prassi concreta, evitando proposte che prescindono dalla normativa esistente. Contemporaneamente, occorre riconoscere che la conoscenza della lingua locale e la paziente comprensione della cultura del Paese sono elementi essenziali per avviare una partnership costruttiva e paritaria. Nel fare questo, le OSC internazionali devono essere consapevoli dell’asimmetria di potere esistente (data dalle risorse economiche e dagli approcci occidentali) e adoperare empatia per trovare soluzioni comuni e innovative che contribuiscano a superarla.

Conoscenza della legislazione

1. Conoscenza della legislazione nazionale del Paese che ospita l’Organizzazione (OSC) e approfondimento della cultura e del contesto locale

E’ importante che nelle loro iniziative di cooperazione le OSC agiscano in termini di adeguatezza normativa e di sensibilità culturale. Si tratta cioè, anzitutto, di partire sempre dal quadro normativo del Paese ospitante, evitando di presupporre che ai bisogni rilevati corrisponda una legislazione locale mancante o inadeguata. Può accadere invece che l’impianto legislativo sia congruo e molto avanzato, ma totalmente carente quanto alla sua applicazione pratica. L’impegno cruciale delle OSC dovrà concretizzarsi allora nel tradurre la disposizione scritta in esperienza e prassi concreta, evitando proposte che prescindono dalla normativa esistente. Contemporaneamente, occorre riconoscere che la conoscenza della lingua locale e la paziente comprensione della cultura del Paese sono elementi essenziali per avviare una partnership costruttiva e paritaria. Nel fare questo, le OSC internazionali devono essere consapevoli dell’asimmetria di potere esistente (data dalle risorse economiche e dagli approcci occidentali) e adoperare empatia per trovare soluzioni comuni e innovative che contribuiscano a superarla.

La Coprogettazione come modello operativo

2. LA COPROGETTAZIONE COME MODELLO OPERATIVO PER DEFINIRE OBIETTIVI DI INTERVENTO CHIARI E CONDIVISI

L’efficacia e la sostenibilità delle iniziative di Cooperazione poggiano sull’identificazione congiunta di obiettivi chiari e condivisi di intervento. La coprogettazione (o la coprogrammazione) dovrebbero diventare modelli operativi integrati. Impongono il superamento definitivo della logica “faccio-per” a favore del “faccio-con”, garantendo che gli obiettivi di intervento siano chiari, realistici e profondamente condivisi con tutti i portatori di interesse, siano essi in loco che nelle agenzie finanziatrici. L’esperienza dimostra che la coprogettazione assicura che gli obiettivi rispondano ai bisogni e alle priorità autentiche, distribuendo il potere decisionale e contrastando la tendenza a rispondere primariamente alle agende dei finanziatori esterni. Attraverso questo processo congiunto, ogni aspetto progettuale – dall’analisi dei problemi alla definizione delle soluzioni e alla realizzazione degli interventi – valorizza pienamente il patrimonio legislativo, culturale e umano del contesto di intervento, rendendo la risposta allineata e sostenuta dalla comunità beneficiaria.

La Coprogettazione come modello operativo

2. La Coprogettazione come modello operativo per definire obiettivi di intervento chiari e condivisi

L’efficacia e la sostenibilità delle iniziative di Cooperazione poggiano sull’identificazione congiunta di obiettivi chiari e condivisi di intervento. La coprogettazione (o la coprogrammazione) dovrebbero diventare modelli operativi integrati. Impongono il superamento definitivo della logica “faccio-per” a favore del “faccio-con”, garantendo che gli obiettivi di intervento siano chiari, realistici e profondamente condivisi con tutti i portatori di interesse, siano essi in loco che nelle agenzie finanziatrici. L’esperienza dimostra che la coprogettazione assicura che gli obiettivi rispondano ai bisogni e alle priorità autentiche, distribuendo il potere decisionale e contrastando la tendenza a rispondere primariamente alle agende dei finanziatori esterni. Attraverso questo processo congiunto, ogni aspetto progettuale – dall’analisi dei problemi alla definizione delle soluzioni e alla realizzazione degli interventi – valorizza pienamente il patrimonio legislativo, culturale e umano del contesto di intervento, rendendo la risposta allineata e sostenuta dalla comunità beneficiaria.

Conoscenza delle prassi in atto

3. CONOSCENZA DELLE PRASSI IN ATTO SUI TEMI E LE ATTIVITÀ CHE SI INTENDONO AVVIARE ATTRAVERSO I PROGETTI

L’atteggiamento coerente con il rispetto della cultura locale si lega alla volontà di conoscere che cosa ci sia di avviato sui temi e sui problemi che si vogliono affrontare. Ogni iniziativa deve partire da un’analisi partecipata dei bisogni e delle potenzialità locali. Le comunità devono essere coinvolte sin dalle prime fasi di ideazione, non solo come beneficiarie, ma come protagoniste nella definizione delle priorità e delle strategie d’intervento.

Conoscenza delle prassi in atto sui temi e le attività

3. Conoscenza delle prassi in atto sui temi e le attività che si intendono avviare attraverso i progetti

L’atteggiamento coerente con il rispetto della cultura locale si lega alla volontà di conoscere che cosa ci sia di avviato sui temi e sui problemi che si vogliono affrontare. Ogni iniziativa deve partire da un’analisi partecipata dei bisogni e delle potenzialità locali. Le comunità devono essere coinvolte sin dalle prime fasi di ideazione, non solo come beneficiarie, ma come protagoniste nella definizione delle priorità e delle strategie d’intervento.

Il nostro Impatto

4. OFFRIRE SERVIZI DI ALTA QUALITÀ PER GENERARE UN IMPATTO SOCIALE MISURABILE

La carenza di servizi e la difficoltà di rispondere adeguatamente ai bisogni essenziali dei cittadini del Paese nel quale si opera fa correre in rischio di costruire servizi approssimativi, organizzati sommariamente con la convinzione: “Meglio qualcosa che il nulla…” Non è corretto! Puntare alla qualità dei servizi significa rispetto dei beneficiari e al tempo stesso, capacità di produrre cambiamenti significativi e duraturi nella vita delle persone. Valutare l’impatto sociale consente di comprendere se e come le attività realizzate contribuiscono realmente ai risultati attesi offrendo un modello di intervento che può essere moltiplicato sul territorio per rispondere in modo più efficace ai bisogni rilevati.

Il nostro Impatto

4. Offrire servizi di alta qualità per generare un impatto sociale misurabile

La carenza di servizi e la difficoltà di rispondere adeguatamente ai bisogni essenziali dei cittadini del Paese nel quale si opera fa correre in rischio di costruire servizi approssimativi, organizzati sommariamente con la convinzione: “Meglio qualcosa che il nulla…” Non è corretto! Puntare alla qualità dei servizi significa rispetto dei beneficiari e al tempo stesso, capacità di produrre cambiamenti significativi e duraturi nella vita delle persone. Valutare l’impatto sociale consente di comprendere se e come le attività realizzate contribuiscono realmente ai risultati attesi offrendo un modello di intervento che può essere moltiplicato sul territorio per rispondere in modo più efficace ai bisogni rilevati.

5. Individuare il soggetto

5. INDIVIDUARE IL SOGGETTO O IL GRUPPO DEI SOGGETTI LOCALI CHE DOVRANNO GESTIRE CON COMPETENZA LE ATTIVITÀ PROGRAMMATE E CHE DOVRANNO GARANTIRE LA CONTINUITÀ DEL PROGETTO E DELL’AZIONE

Le OSC internazionali devono mappare e valorizzare la diversità del tessuto locale — istituzioni, associazioni di base, gruppi di donne e giovani, organizzazioni informali — valutando attentamente la loro rappresentatività e la legittimazione sociale, non solo la capacità amministrativa. La trasparenza e la rendicontazione devono essere bidirezionali: i partner locali verso le comunità, e le OSC internazionali verso i partner. La responsabilità condivisa deve sostituire la semplice logica di controllo. È essenziale una riflessione interna per identificare le caratteristiche che i partner locali devono possedere per garantire un partenariato realmente radicato nelle comunità locali.

Il nostro modello e l’approccio

5. Individuare il soggetto o il gruppo dei soggetti locali che dovranno gestire con competenza le attività programmate e che dovranno garantire la continuità del progetto e dell’azione

Le OSC internazionali devono mappare e valorizzare la diversità del tessuto locale — istituzioni, associazioni di base, gruppi di donne e giovani, organizzazioni informali — valutando attentamente la loro rappresentatività e la legittimazione sociale, non solo la capacità amministrativa. La trasparenza e la rendicontazione devono essere bidirezionali: i partner locali verso le comunità, e le OSC internazionali verso i partner. La responsabilità condivisa deve sostituire la semplice logica di controllo. È essenziale una riflessione interna per identificare le caratteristiche che i partner locali devono possedere per garantire un partenariato realmente radicato nelle comunità locali.

Formazione degli operatori

6. FORMAZIONE DEGLI OPERATORI SPECIALMENTE SULLE COMPETENZE LEGATE ALL’ATTIVITÀ ECONOMICO E GESTIONALE; FORMAZIONE TECNICA E FORMAZIONE ON THE JOB, TIROCINIO PRATICO

I partenariati devono superare la logica dell’implementazione subordinata. È necessario condividere leadership, responsabilità e visibilità, definendo ruoli e risorse sulla base di competenze e contributi concreti, non di gerarchie predefinite.

Formazione degli operatori

6. Formazione degli operatori specialmente sulle competenze legate all’attività economico e gestionale; formazione tecnica e formazione on the job, tirocinio pratico

I partenariati devono superare la logica dell’implementazione subordinata. È necessario condividere leadership, responsabilità e visibilità, definendo ruoli e risorse sulla base di competenze e contributi concreti, non di gerarchie predefinite.

Prevedere un tempo di monitoraggio

7. PREVEDERE UN TEMPO DI MONITORAGGIO E DI TUTORAGGIO DELLE ATTIVITÀ ANCHE ALLA FINE DEL PROGETTO

I progetti dovrebbero includere sistematicamente azioni di capacitystrengthening a medio-lungo termine, investendo in strutture, formazione, governance e pianificazione strategica. L’obiettivo è l’autonomia, non la dipendenza dai fondi esterni. I meccanismi di finanziamento devono permettere agli attori locali di accedere direttamente a risorse, semplificando le procedure e riducendo gli oneri burocratici. Le OSC internazionali dovrebbero agire come mentori o co-gestori, non intermediari esclusivi.

Prevedere un tempo di monitoraggio

7. Prevedere un tempo di monitoraggio e di tutoraggio delle attività anche alla fine del progetto

I progetti dovrebbero includere sistematicamente azioni di capacitystrengthening a medio-lungo termine, investendo in strutture, formazione, governance e pianificazione strategica. L’obiettivo è l’autonomia, non la dipendenza dai fondi esterni. I meccanismi di finanziamento devono permettere agli attori locali di accedere direttamente a risorse, semplificando le procedure e riducendo gli oneri burocratici. Le OSC internazionali dovrebbero agire come mentori o co-gestori, non intermediari esclusivi.

Coinvolgimento delle autorità locali

8. COINVOLGIMENTO DELLE AUTORITÀ LOCALI AI PIÙ BASSI LIVELLI POSSIBILE (SUSSIDIARIETÀ); RELAZIONI PERIODICHE CON LE AUTORITÀ NAZIONALI E REFERENTI ISTITUZIONALI DELLE ATTIVITÀ CHE SI SVOLGONO E SI PROMUOVONO COMUNICANDO LE BUONE PRASSI ALLE ISTITUZIONI E AUTORITÀ GOVERNATIVE

Se le OSC internazionali non investono in percorsi di sensibilizzazione interna, riconoscendo i pregiudizi coloniali nei propri processi e linguaggi rischiano di considerare le autorità e Istituzioni del Paese nel quale operano come soggetti da cui attendere riconoscimenti e gratificazioni per il servizio svolto. Occorre invece assumere come prassi costante e usuale il coinvolgimento delle autorità e delle Istituzioni locali fin dall’inizio del progetto e delle attività.

Coinvolgimento delle autorità locali

8. Coinvolgimento delle autorità locali ai più bassi livelli possibile (sussidiarietà); relazioni periodiche con le autorità nazionali e referenti istituzionali delle attività che si svolgono e si promuovono comunicando le buone prassi alle Istituzioni e Autorità governative

Se le OSC internazionali non investono in percorsi di sensibilizzazione interna, riconoscendo i pregiudizi coloniali nei propri processi e linguaggi rischiano di considerare le autorità e Istituzioni del Paese nel quale operano come soggetti da cui attendere riconoscimenti e gratificazioni per il servizio svolto. Occorre invece assumere come prassi costante e usuale il coinvolgimento delle autorità e delle Istituzioni locali fin dall’inizio del progetto e delle attività.

Presenza temporanea delle OSC negli organi di gestione

9. PRESENZA TEMPORANEA DELLE OSC NEGLI ORGANI DI GESTIONE DELL’INIZIATIVA PER OFFRIRE COMPETENZE GESTIONALI

L’esperienza negli anni ci insegna che per garantire la continuità e la sostenibilità nel tempo delle iniziative avviate occorre che le OSC che hanno promosso tali iniziative debbano prevedere un tempo di accompagno “paziente” di affiancamento al personale locale che avrà in carico la gestione. Un affiancamento – temporaneo – che deve poter conciliare con “abilità” l’elemento relazionale, la delega chiara di responsabilità ai “locali” e l’offerta di contenuti utili alla gestione con una formazione
“on the job”.

Presenza temporanea delle OSC negli organi di gestione

9. Presenza temporanea delle OSC negli organi di gestione dell’iniziativa per offrire competenze gestionali

L’esperienza negli anni ci insegna che per garantire la continuità e la sostenibilità nel tempo delle iniziative avviate occorre che le OSC che hanno promosso tali iniziative debbano prevedere un tempo di accompagno “paziente” di affiancamento al personale locale che avrà in carico la gestione. Un affiancamento – temporaneo – che deve poter conciliare con “abilità” l’elemento relazionale, la delega chiara di responsabilità ai “locali” e l’offerta di contenuti utili alla gestione con una formazione
“on the job”.

Pubblicazione di testi su argomenti, contenuti,

10. PUBBLICAZIONE DI TESTI SU ARGOMENTI, CONTENUTI, PRASSI E BUONE PRATICHE RIGUARDANTI IL TEMA/I TEMI RIFERITI AL PROGETTO

Ogni OSC dovrebbe dedicare una parte del proprio tempo e delle proprie risorse economiche per condividere ciò che è stato prodotto attraverso l’attività progettuale. 
Dovrebbe soprattutto dotarsi di indicatori specifici per misurare i progressi verso la localizzazione, pubblicare i dati sui fondi trasferiti ai partner locali, rendere trasparenti i meccanismi di governance e le modalità di condivisione delle buone prassi per dare continuità ai progetti avviati.

Pubblicazione di testi su argomenti, contenuti,

10. Pubblicazione di testi su argomenti, contenuti, prassi e buone pratiche riguardanti il tema/i temi riferiti al progetto

Ogni OSC dovrebbe dedicare una parte del proprio tempo e delle proprie risorse economiche per condividere ciò che è stato prodotto attraverso l’attività progettuale. 
Dovrebbe soprattutto dotarsi di indicatori specifici per misurare i progressi verso la localizzazione, pubblicare i dati sui fondi trasferiti ai partner locali, rendere trasparenti i meccanismi di governance e le modalità di condivisione delle buone prassi per dare continuità ai progetti avviati.