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Nafasi, le neurodivergenze non sono una condanna

Nafasi, le neurodivergenze non sono una condanna

7 Luglio 2026

Ogni giorno fra i 10 e i 20 bambini con autismo, ADHD o altre neurodivergenze arrivano al Centro Antonia Verna di Dar es Salaam cercando risposte. Non solo risposte mediche, ma risposte sociali, in un contesto come quello tanzaniano in cui la conoscenza di queste difficoltà è particolarmente bassa ed espone i bambini e le famiglie a discriminazioni e marginalità. Nafasi – che in swahili significa “opportunità”– è il progetto finanziato con i fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese che affronta queste domande in modo integrato: attraverso la formazione dei professionisti sanitari, l’allestimento di uno spazio specializzato, il coinvolgimento delle scuole e della comunità, e una campagna di comunicazione pensata per trasformare lo sguardo collettivo sulle neurodivergenze. Un progetto, quindi, che sta trasformando l’approccio alle neurodivergenze (autismo, ADHD, DSA) a Dar es Salaam.

Una formazione di qualità

Le attività sono iniziate a gennaio 2026 con una fase preparatoria che ha previsto l’assunzione di professionisti cruciali: una fisioterapista, Dr. Lois Saweru, e un terapista occupazionale, Dr. Alfred Katunzi. Per lo staff del Centro Antonia Verna – Kila Siku composto da 11 persone professionisti  sono state quindi realizzate 5 giornate di formazione (per un totale di 20 ore) condotte dal Dr. Prof. Edward Kija, uno dei nomi più importanti in Tanzania nel campo dell’autismo e delle neurodivergenze. Il pre-test e post-test somministrato a 9 partecipanti ha registrato un incremento percentuale di risposte corrette del 56,3% – un dato che misura il salto qualitativo nella comprensione delle neurodivergenze.

Successivamente, il progetto ha identificato l’esigenza di una terza figura professionale: una Behavior Therapist, Dr. Ester Marcel, specializzata in ABA (Applied Behavior Analysis), il trattamento evidence-based per il Disturbo dello Spettro Autistico raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. La Dr. Marcel ha condotto sessioni di formazione on-the-job con il team interno del centro, creando una cascata di competenze che ha raggiunto anche i Community Rehabilitation Workers (CRWs) dei centri satellite. Alla scuola inclusiva St Bernand, dove ha sede il centro satellite di Kibamba, è stata effettuata una sessione con il personale del centro che si occupa di terapia occupazionale, una sessione con i genitori e una con gli insegnanti della scuola, raggiungendo in totale 130 beneficiari.

La Stanza multisensoriale: un ambiente protetto per stimolare i sensi

Un elemento visibile e tangibile del progetto è stata la ristrutturazione e adattamento di una stanza del Centro Antonia Verna in una Stanza multisensoriale secondo il modello Snoezelen, cioè un ambiente protetto progettato per stimolare i sensi in modo controllato e non invasivo. Il progetto è stato realizzato in collaborazione un’impresa locale specializzata nella progettazione di ausili e ambienti accessibili.

La stanza è stata inaugurata il 2 aprile 2026, la Giornata Internazionale dell’Autismo, con un evento dedicato ai piccoli pazienti e alle loro famiglie. Dotata di bubble lights, proiettore, cassa per la musica, tappeti sensoriali e giochi specializzati, la stanza rappresenta un’infrastruttura rara in Tanzania: un ambiente dove i bambini con neurodivergenze possono essere stimolati sensorialmente senza ansia o stress.

L’outreach: raggiungere il territorio

Accanto alle attività al Centro Antonia Verna, il progetto ha lanciato un intenso programma di outreach verso i centri satellite di Bunju, Kimara e Kibamba (a più di 20 chilometri dal centro di Kawe), e visite domiciliari nei quartieri periferici di Dar es Salaam come Goba, Mbezi e Msasani.

Questo ampliamento è possibile grazie ai mezzi del centro (due bajaji e una Toyota Alphard) e alle ottime relazioni con le autorità locali. Le visite domiciliari servono sia a raggiungere i bambini che non accedono al centro, sia a supportare le famiglie nel quotidiano, portando la riabilitazione non farmacologica direttamente nelle case.

La comunicazione: storie per trasformare lo sguardo

Una componente innovativa del progetto è la campagna di comunicazione in swahili prodotta con TAI Animation, una società specializzata nel settore. Il materiale comprende varie tipologie di contenuto: ci sono anzitutto dei brevi video per i social che raccontano storie di famiglie, come quella di Zuri e del suo difficile viaggio quotidiano verso il Centro insieme a suo figlio autistico, o come quella di Shavi alle prese con lo stigma della comunità che chiama l’autismo “maledizione”. I reel sono pensati per far riflettere e smontare pregiudizi e luoghi comuni: ad esempio c’è anche quello in cui l’insegnante di Baraka impara a capire le neurodivergenze, o un altro in cui un padre scettico sulla riabilitazione impara col tempo il valore della continuità terapeutica.

Con i reel, c’è anche un podcast: due puntate complete in cui si seguono gli archi emotivi delle famiglie (la resistenza iniziale, la lotta, il momento di crisi, il supporto del terapeuta, il capovolgimento di prospettiva): un prodotto pensato per essere ascoltato via radio, durante le attività quotidiane. E poi ci sono dei poster (A4 e A3) con il titolo “Non perdere la speranza” e “Capire prima di giudicare”, destinati agli insegnanti e da affiggere negli spazi pubblici. Utilizzano fumetti e linguaggio semplice per trasmettere il messaggio. Tutto il materiale è stato preparato al 100% in lingua swahili ed è inserito in un piano di divulgazione locale attraverso social media, radio locale, e durante le formazioni nelle scuole.

Coinvolti oltre 1.700 bambini

I dati del report di giugno mostrano che nei primi cinque mesi di implementazione, tra gennaio e maggio 2026, il progetto ha raggiunto direttamente oltre 1.700 bambini. In particolare, circa 1.270 bambini hanno ricevuto trattamenti riabilitativi presso il Centro Antonia Verna, mentre 440 sono stati raggiunti attraverso il programma di outreach nei centri satellite e nelle comunità locali. Di questi, 291 bambini hanno ricevuto assistenza specializzata con una diagnosi specifica di autismo. Questo totale rappresenta un risultato che va ben oltre le previsioni iniziali, testimoniando sia l’enorme bisogno nel territorio sia l’efficacia del modello di outreach sviluppato dal progetto.

Accanto a questi beneficiari diretti, Nafasi ha raggiunto un numero significativamente più ampio di persone. Circa 500 tra studenti e personale scolastico hanno partecipato ai workshop preliminari, mentre 130 beneficiari hanno ricevuto formazione specifica attraverso le sessioni dedicate della Behavior Therapist nei centri satellite. Infine, migliaia di membri della comunità sono stati toccati dalla campagna di comunicazione radiofonica e sui social media, allargando l’impatto del progetto ben oltre i numeri di coloro che accedono direttamente ai servizi.

L’avvio nelle scuole e l’impegno dei prossimi mesi

A partire da maggio-giugno 2026, il progetto ha iniziato a tessere relazioni preliminari con le scuole del distretto di Kinondoni. I direttori e gli insegnanti si sono rivelati stakeholder efficaci nel segnalare le esigenze specifiche dei bambini con neurodivergenze all’interno del percorso scolastico, permettendo al progetto di calibrare i contenuti formativi.

Nei prossimi mesi si procederà inoltre con la stampa dei poster per la distribuzione nelle scuole, seguita dalle formazioni negli istituti scolastici pianificate per luglio e agosto 2026, con sessioni dedicate sia al personale docente che agli studenti. In parallelo continueranno le attività di riabilitazione sia presso il Centro Antonia Verna sia attraverso il programma di outreach territoriale. La trasmissione del podcast nelle emittenti radio si estenderà a livello extra-regionale, per allargare ulteriormente l’impatto nella comunità. Il progetto vivrà poi un evento significativo in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità il 3 dicembre 2026.

Con Nafasi vogliamo dare a questi bambini con neurodivergenza un’opportunità per loro totalmente nuova e inedita: quella che ciascuno di loro abbia accesso a servizi di qualità, che venga compreso dalla sua comunità, che il suo futuro non sia determinato da stigma, pregiudizio e paura. Un percorso che è possibile quando professionisti sanitari, scuole e comunità si uniscono attorno a una visione comune: che le neurodivergenze non sono maledizioni o difetti da nascondere, ma funzionamenti diversi che meritano comprensione, supporto e opportunità.

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