
Tekla, da nove anni accanto ai bambini del Centro Antonia Verna
Mamma e nonna, un tempo operatrice della riabilitazione, oggi soprattutto cuoca tra i fornelli del Centro Antonia Verna – Kila Siku di Dar es Salaam, in Tanzania, che ha letteralmente visto sorgere frequentandolo fin dal giorno della sua inaugurazione, ormai nove anni fa. Tekla, 52 anni, è stata insignita di recente proprio del premio “Lavoratrice dell’Anno”, un riconoscimento che il Centro di riabilitazione conferisce a quei lavoratori o a quelle lavoratrici che hanno lasciato un’impronta importante con la loro cura e la loro dedizione.
I volontari italiani in Servizio Civile Universale a Dar es Salaam l’hanno incontrata, poco prima della fine del loro servizio annuale in Tanzania, per farsi raccontare qualcosa di più e per ascoltare direttamente la sua esperienza, che peraltro la vede da tempo prendersi cura in prima persona del proprio nipote, rimasto orfano di madre. Ecco la conversazione, arricchita nel finale da un suggerimento che ci fa immergere nella cultura alimentare tanzaniana.
Ci racconti chi sei e da quanto tempo lavori presso il Centro Antonia Maria Verna?
Mi chiamo Tekla, ho 52 anni e lavoro al Centro Antonia Maria Verna fin dalla sua inaugurazione, ossia nove anni fa. Ho iniziato il mio percorso come operatrice di riabilitazione comunitaria e, nel corso degli anni, ho avuto la possibilità di conoscere da vicino tanti bambini e le loro famiglie accompagnandoli nel loro cammino di crescita e riabilitazione.
Cosa ti ha spinto a lavorare con i bambini?
Fin dall’inizio ho sentito il desiderio di essere parte della vita dei bambini, soprattutto di quelli che affrontano difficoltà fisiche. Accompagnarli nel loro percorso riabilitativo, sostenerli e vedere i loro progressi è sempre stata una grande motivazione per me. Sapere di poter contribuire, anche in piccola parte, al loro benessere dà un significato profondo al mio lavoro.
Anche se oggi lavori principalmente in cucina, cosa ti è rimasto dell’esperienza nelle terapie con i bambini?
Sebbene oggi il mio ruolo sia cambiato e lavori principalmente in cucina, porto ancora con me tutto ciò che ho imparato durante il periodo trascorso nelle attività terapeutiche. La cosa più importante è la speranza che ho visto nascere nei bambini e nelle loro famiglie. Poter incoraggiare un bambino e aiutarlo a credere nelle sue possibilità è qualcosa che continua a fare la differenza nella mia vita.
C’è un momento vissuto al centro che porti ancora nel cuore?
Sono davvero tanti i momenti che custodisco nel cuore. Ogni bambino ha una storia diversa e spesso anche molto difficile. Tra i ricordi che mi accompagnano ancora oggi c’è quello di una bambina, che chiamerò L., incontrata durante un’attività di outreach. Quando l’abbiamo conosciuta era in condizioni molto critiche. Aveva più di dieci anni, ma il suo aspetto ricordava quello di una bambina di appena tre anni. Situazioni come questa lasciano un segno profondo e rafforzano il desiderio di continuare ad aiutare chi ha più bisogno.
I tuoi colleghi e le suore ti descrivono come una persona instancabile, tanto da averti assegnato il premio “Lavoratrice dell’Anno”. Cosa significa per te prenderti cura degli altri attraverso il tuo lavoro?
Ricevere questo riconoscimento è stato motivo di grande gratitudine. Prima di tutto desidero ringraziare Dio. Un grazie anche alla direzione e tutti i miei colleghi in quanto senza il loro sostegno e la loro collaborazione sarebbe difficile dare il meglio di me ogni giorno. Cerco di essere disponibile quando c’è bisogno, in qualsiasi ruolo mi venga affidato, mettendo sempre al centro il bene dei bambini e delle persone che incontro.
Oltre al lavoro, stai crescendo tuo nipote Nathan. Com’è il vostro rapporto e quali sogni hai per il suo futuro?
Con Nathan ho costruito un rapporto molto forte ed affettuoso. Dopo la scomparsa di sua madre, mia figlia, quando lui aveva appena tre mesi, sono stata io a prendermi cura di lui. Oggi il nostro legame è molto forte. Lui mi considera la sua mamma e io cerco di offrirgli tutto l’amore, l’affetto e la sicurezza di cui ha bisogno. Il mio più grande desiderio è che possa ricevere una buona educazione e avere tutte le opportunità necessarie per realizzare i suoi sogni e costruirsi un futuro sereno.
Dopo così tanti anni di lavoro, cosa ti dà ancora la forza di continuare ogni giorno?
La motivazione più grande nasce dai risultati che vedo nei bambini. Quando un bambino migliora grazie alle terapie, quando raggiunge un traguardo che sembrava impossibile, sento che tutto il lavoro svolto ha un grande valore. Questi progressi mi danno l’energia per andare avanti ogni giorno e mi confermano quanto siano importanti e benefiche le attività di riabilitazione offerte dal centro. Il mio desiderio è continuare ad aiutare quanti più bambini possibile a raggiungere il loro traguardi.
Come vorresti salutare i lettori di questa intervista?
Vorrei lasciare un messaggio semplice ma importante: amate i bambini con disabilità e accoglieteli ovunque li incontriate. Hanno bisogno di attenzione, sostegno e affetto, forse ancora più di altri. Un aiuto, una parola gentile possono fare una grande differenza nella loro vita. Grazie a tutti coloro che scelgono ogni giorno di stare accanto a loro con amore e rispetto. Vi voglio bene.
Grazie Tekla. E ora, ci puoi lasciare una ricetta tipica tanzaniana?
Volentieri, ecco quella dei Sambosa, fragranti fagottini ripieni di verdure che i tanzaniani mangiano con gusto.


