
Una giornata a Zanzibar fra screening ed emozioni
di Sara Arpino, Operatrice Volontaria SCU 2025/2026
Questo racconto comincia la sera di domenica 28 settembre 2025. Giulia e Sara hanno preparato i loro zaini, dentro ci sono alcuni moduli di valutazione, una macchinina, un gioco ad incastri, il quaderno per gli appunti, il pigiama (c’è la possibilità che dormano fuori nel caso venissero molti pazienti), un po’ di frutta secca, antizanzare e tanta emozione. Qualche giorno prima Sister Anjela, grintosa responsabile del centro di riabilitazione Antonia Verna di Dar es Salaam, le ha convocate nel proprio ufficio per invitarle ad unirsi ad una giornata di Screening nel centro infermieristico di Zanzibar “Home Nursing Care”, ideato e gestito dall’infermiera Benedetta Bardazza.
Giulia e Sara si trovano entrambe al Centro Antonia Verna grazie ad un progetto di Servizio Civile Universale: la prima è fisioterapista, la seconda è logopedista. Sono arrivate qui da poco più di tre mesi e ci resteranno per un anno. “Se facciamo finta che l’anno sia una pizza, essendo già passati 3 mesi è come se ne avessimo già mangiato un quarto”, aveva detto Sara qualche giorno prima, pensando al cibo di casa e al tempo che avrà la fortuna di vivere in questa nuova realtà.
Quella notte del 28 settembre, dunque, Sara e Giulia sono molto emozionate: sono compagne di camera ed entrambe non fanno che rigirarsi nel proprio letto, pensando alle persone che potranno incontrare, cercando di capire se saranno in grado di aiutarle. La sveglia suonerà alle 5.00, ma loro due, a letto dalle 22.00, non chiudono occhio. “Sara, ma anche tu hai caldo?”, “No io non sento caldo”, “Allora perché sei sveglia?”, “Non lo so, forse ho paura di non sentire la sveglia”.

Alle 5.45 sono entrambe sul bajaji in direzione del porto, assieme a Sister Anjela, Sister Ima (arrivata da Dodoma per l’occasione), Mery (terapista occupazionale del centro Antonia Verna), e la loro responsabile, Valentina, anche lei fisioterapista e con uno swahili ormai fluente. Il traghetto parte alle 7 in punto e dopo circa due ore di navigazione attracca al porto di Zanzibar.
Arrivate al Centro infermieristico, la fila di pazienti in attesa di ricevere una valutazione è già lunga: nelle stanze ambulatoriali persone e famiglie si alternano senza sosta. Sara e Giulia, assieme alle altre operatrici, ascoltano storie e osservano volti, alcuni preoccupati, spaventati, altri sollevati nel ricevere ascolto e consigli, in alcuni casi grati e divertiti nel vedere delle bianche sforzarsi così tanto per comunicare nella lingua locale. Entrambe provano a parlare swahili compensando con un po’ d’inglese quando necessario, cercano di unire le proprie conoscenze professionali e la propria sensibilità in un mix linguistico di Swanglish che sembra tutto sommato funzionare.

Alle 15.00 la fila di pazienti è terminata: Sara e Giulia si preparano per imbarcarsi per il viaggio di ritorno e solo adesso si accorgono di non aver pranzato ma di aver offerto ascolto, accoglienza, professionalità e aiuto a circa 30 persone, le quali hanno ricevuto indicazioni per esercizi fisioterapici o stimolazioni logopediche da attuare a casa o, in altri casi, sono state indirizzate ad ulteriori approfondimenti presso le strutture sanitarie del territorio.
La sera di lunedì 29 settembre, tornate alla loro base, Giulia e Sara hanno svuotato i loro zaini. Sono ancora emozionate: pensano alle tante persone incontrate e sperano di aver fatto un buon lavoro. Stanchezza e soddisfazione le aiuteranno a dormire sonni tranquilli.

