Strumenti di accessibilità

Passa al contenuto principale
Salute, inclusione, cura: ecco il nostro 2026

Salute, inclusione, cura: ecco il nostro 2026

28 Gennaio 2026

La salute mentale e la lotta allo stigma, i servizi di riabilitazione e l’attività di sensibilizzazione, l’entusiasmo dei giovani del Servizio Civile e le relazioni con partner e sostenitori. Con l’avvio del 2026 prende il via un nuovo anno che ci permette di proseguire sul percorso di una cooperazione internazionale attenta alla costruzione di relazioni paritarie con le comunità locali.

Confermando il nostro sostegno alle attività di riabilitazione su base comunitaria svolte in Tanzania dai Centri di riabilitazione “Simama” a Mbeya e “A.Verna – Kila Siku” a Dar es Salaam, proseguiremo nella partnership con Pamoya onlus per le attività a favore di bambini con disabilità e orfani nella regione di Njombe, e avvieremo, sempre nel paese africano, alcune specifiche nuove progettualità grazie anche al sostegno e al finanziamento di partner istituzionali, con una particolare attenzione al tema della salute mentale. Il tutto sarà ancora arricchito dalla presenza sul campo, sempre preziosa, dei giovani operatori volontari del Servizio Civile Universale e dei Corpi Civili di Pace, e da un’intensa attività di promozione culturale svolta in Italia.

Le radici del nostro agire e la sintesi del Decalogo

L’intera attività che svolgiamo affonda le sue radici in un modo di fare cooperazione internazionale che non riproduce schemi assistenzialistici, ma costruisce relazioni paritarie, fondate sul rispetto dei contesti e sulla valorizzazione delle competenze locali. Facciamo riferimento costante al Decalogo per una prassi della decolonizzazione, documento redatto grazie ad un percorso partecipato che abbiamo presentato in occasione dell’evento Chukuana 2025, e che di fatto orienta ogni intervento della nostra organizzazione e ne definisce l’identità operativa.

Il Decalogo, elaborato per offrire indicazioni operative che permettano di avanzare concretamente verso una cooperazione decolonizzata, più giusta e realmente radicata nelle comunità, fra i vari spunti richiama alla conoscenza e al rispetto delle legislazioni e delle istituzioni dei Paesi partner, a lavorare in trasparenza con le autorità locali, a evitare approcci calati dall’alto. Soprattutto, invita a co-progettare con le comunità, riconoscendo i loro saperi come risorse e non come elementi marginali. La cooperazione, in questa prospettiva, non è un trasferimento di aiuti ma un processo condiviso, che mira a rafforzare l’autonomia dei territori e a generare cambiamenti duraturi. È da questa visione che nascono anche i progetti del 2026: iniziative pensate non per “portare soluzioni”, ma per costruirle insieme; percorsi che mettono al centro la formazione, la partecipazione e la responsabilità reciproca. Un modo di operare che rifiuta ogni logica di dipendenza e che punta a creare comunità capaci di crescere con le proprie forze, in un dialogo continuo e rispettoso. Questi siamo noi, questa è la cooperazione di Comunità Solidali nel Mondo.

Il 2026 in Italia: sensibilizzazione, formazione e nuove alleanze

Nel corso dell’anno svilupperemo dunque un’intensa attività di sensibilizzazione e advocacy, in piena continuità con la riflessione sviluppata in occasione di “Chukuana” e con quanto già vissuto nel corso della nostra storia. I progetti nelle scuole che coinvolgono studenti e insegnanti sui temi della cittadinanza globale, dell’inclusione e della lotta alle disuguaglianze, si affiancheranno nel 2026 alla collaborazione avviata con l‘Istituto Superiore di Sanità, che vuole rafforzare la dimensione scientifica delle nostre attività.

Importante è per noi la partecipazione alla campagna “Sport contro la fame“, promossa da FOCSIV e Centro Sportivo Italiano (CSI) in collaborazione con la FAO (Food Agriculture Organization). L’iniziativa mobilita la comunità sportiva italiana per sostenere 58 progetti di sicurezza alimentare in 26 Paesi del mondo, fra i quali anche la creazione di due orti presso i Centri di di Riabilitazione su Base Comunitaria (CBR) di Dar es Salaam e Mbeya: attraverso eventi sportivi e ricreativi che si svilupperanno lungo un anno e mezzo, la campagna trasforma gesti tecnici in gesti di solidarietà, portando cibo, speranza e opportunità alle comunità più vulnerabili.

Anche il Servizio Civile Universale continuerà a rappresentare un pilastro fondamentale dell’azione di ComSol: dopo l’esperienza legata allo SCU Giubileo, si concluderà a maggio 2026 l’attuale progetto con sede in Italia, incentrato sulla promozione del ruolo del volontariato, della cooperazione internazionale e dell’Agenda ONU 2030. Un nuovo gruppo di volontari partirà poi nel mese di settembre, per rafforzare ancora di più i legami fra nord e sud del mondo.

Il Servizio Civile Universale proseguirà anche le sue attività all’estero, con i civilisti attualmente presenti nelle varie sedi in Tanzania (permanenza fino a giugno 2026) e poi con l’avvio del servizio, previsto anche in questo caso nel settembre 2026, di un nuovo contingente di giovani. Il bando per partecipare ai vari progetti relativi allo SCU Italia e allo SCU Estero in Tanzania è atteso nel mese di marzo 2026.

Il 2026 in Tanzania: quattro progetti per salute e inclusione

In parallelo al consolidamento delle attività ordinarie di riabilitazione nei Centri CBR di Mbeya e Dar es Salaam, nel corso del 2026 porteremo avanti in Tanzania, con il sostegno di alcuni partner istituzionali, quattro progetti strategici che affrontano tematiche interconnesse: neurodivergenze, salute mentale ed epilessia. Le iniziative si sviluppano nelle città di Dar es Salaam e Mbeya, attraverso i centri di riabilitazione su base comunitaria (CBR) “Antonia Verna – Kila Siku” e i centri del Programma “Simama”.

Un contesto di bisogni urgenti

Il contesto di fondo dice che in Tanzania circa 7 milioni di persone soffrono di disturbi mentali: eppure una percentuale elevatissima, stimata tra il 76% e l’84%, non riceve alcuna cura. Il sistema sanitario presenta gravi carenze: solo 1,31 professionisti della salute mentale per 100.000 abitanti (dati Organizzazione Mondiale della Sanità), assenza di servizi specialistici per neurodivergenze ed epilessia, e personale sanitario insufficientemente formato. Lo stigma sociale, alimentato da credenze culturali e disinformazione, aggrava ulteriormente la situazione, portando all’emarginazione delle persone affette da questi disturbi. Le donne sono particolarmente vulnerabili: hanno il doppio delle probabilità di soffrire di depressione e disturbi d’ansia rispetto agli uomini, rischi che si amplificano drammaticamente per le madri di minori con disabilità. L’epilessia, che spesso si presenta insieme a diverse forme di disabilità (comorbilità) viene spesso trattata nei reparti psichiatrici per carenza di neurologi, creando confusione diagnostica e significativi gap terapeutici. In questo scenario di fondo si inseriscono i quattro progetti specifici che abbiamo attivato in questo 2026.

NAFASI – Neurodivergenze e terapie non farmacologiche a Dar es Salaam

Finanziato anche con i fondi dell’otto per mille della Chiesa Valdese, il progetto NAFASI affronta il tema delle neurodivergenze (autismo, ADHD, DSA, sindrome di Down) presso il Centro Antonia Verna di Dar es Salaam. Attraverso la formazione del personale sanitario su tecniche riabilitative non farmacologiche e l’allestimento di uno spazio dedicato alla riabilitazione neuro-sensoriale dotato di attrezzature specializzate, il progetto mira a colmare un vuoto assoluto nei servizi. La formazione viene estesa ai centri satellite di Bunju, Kimara, Kibamba e Kigamboni. Parallelamente, un programma di sensibilizzazione coinvolge 10 scuole del distretto di Kinondoni con workshop artistici, eventi comunitari e campagne radio. Beneficiari diretti sono almeno 100 minori con disabilità, 500 tra studenti e personale scolastico, 1.000 membri della comunità.

Promozione della salute mentale a Dar es Salaam e Mbeya

Grazie anche al finanziamento della Provincia Autonoma di Bolzano, questo progetto crea due centri specializzati in salute mentale presso le strutture CBR di Dar es Salaam e Mbeya. L’intervento prevede la formazione di personale sanitario e Community Rehabilitation Workers, l’assunzione di psicologi e assistenti sociali, l’allestimento di sportelli di consulenza psicologica e programmi di supporto specifico per le madri di minori con disabilità. Le attività includono visite domiciliari per identificare casi che necessitano supporto, formazioni per 30 caregiver e un’ampia campagna di sensibilizzazione attraverso incontri nelle scuole, eventi comunitari e media. Beneficiari diretti sono circa 100 persone con problemi di salute mentale, almeno 200 donne madri, e circa 2.000 persone sensibilizzate.

Con KIFAFA arrivano servizi per l’epilessia a Mbeya

Il progetto KIFAFA consolida e amplia le attività della clinica per l’epilessia di Iyunga, con l’obiettivo di integrarla nel sistema sanitario locale attraverso una futura Public-Private Partnership. L’iniziativa – resa possibile dal finanziamento di Fondazione Museke – implementa servizi di outreach territoriale con visite domiciliari condotte da assistenti sociali, psicologi e medici specialisti per raggiungere pazienti non ancora presi in carico. Un programma innovativo forma sei donne caregiver che diventeranno formatrici nelle loro comunità, realizzando formazioni a cascata peer-to-peer. Il progetto include giornate di sensibilizzazione nei villaggi e campagne sui social media. Beneficiari diretti sono circa 300 persone con epilessia, 250 caregiver (al 90% donne), e indirettamente 20.000 abitanti del quartiere di Iyunga.

EPI-CARE – Accessibilità e inclusione per l’epilessia

Finanziato da Fondazione Prosolidar, EPI-CARE rappresenta una fase decisiva per la clinica di Iyunga. Il progetto prevede interventi strutturali per migliorare spazi e accessibilità, l’acquisto di dispositivi EEG, farmaci e attrezzature. Accanto al potenziamento clinico, un programma di outreach con visite domiciliari raggiunge le aree periferiche, mentre la formazione coinvolge il personale sanitario e attività di sensibilizzazione vengono realizzate nelle scuole per ridurre lo stigma. Il team locale coordina medici, tecnici, operatori sociali e psicologi. Beneficiari diretti: oltre 300 persone con epilessia, 50 operatori sanitari, e circa 1.000 studenti, con ricadute positive su tutta la comunità.

Una strategia integrata per il cambiamento

Questi quattro progetti rappresentano una strategia coerente e complementare che affronta le interconnessioni tra disabilità, neurodivergenze, epilessia e salute mentale. In queste, come in tutte le altre attività che ci vedono impegnati sul campo, lavoriamo attraverso la creazione di servizi specialistici, la formazione del personale, il coinvolgimento attivo delle comunità e la lotta allo stigma. Per garantire il diritto alla salute e all’inclusione sociale in Tanzania, costruendo modelli replicabili e sostenibili nel tempo.

I progetti del 2026 non risolvono tutto. Non possono farlo. Rappresentano però una strategia integrata e coerente che prova a rispondere a bisogni, costruendo servizi, competenze e consapevolezza nelle comunità locali. La sostenibilità di questo lavoro dipende dalla continuità degli interventi, dal rafforzamento dei partner locali e dalla capacità di coinvolgere nuove persone e nuovi sostenitori.

Perché abbiamo bisogno anche di te

Portare avanti programmi di cooperazione internazionale così articolati significa confrontarsi ogni giorno con limiti concreti: finanziamenti parziali, costi imprevisti, bisogni che emergono strada facendo. Per questo, accanto ai contributi istituzionali, abbiamo bisogno di attivare iniziative di raccolta fondi e di allargare la nostra comunità di sostenitori.

Sostenere il nostro lavoro significa permetterci di colmare i vuoti, garantire continuità ai servizi, rispondere ai bisogni che i progetti finanziati non riescono a coprire.

Partecipa anche tu ai nostri programmi di cooperazione internazionale.

DONA ORA 

Torna su
Go top