
Ogni giorno, fino al cancello
Alla fine di ogni visita domiciliare succede sempre la stessa cosa. Mentre gli operatori salutano la famiglia e raccolgono il materiale, lui è già qualche metro più avanti. Percorre il sentiero sterrato davanti casa, raggiunge il bajaji parcheggiato vicino al cancello e sale accanto a Peter, l’“autista tuttofare” del Centro Antonia Verna. Insieme percorrono lentamente la strada fino ai piccoli negozi del quartiere per salutare i vicini. Poi torna indietro da solo, in autonomia.
Per molti potrebbe sembrare una scena semplice. Ma dentro quel tragitto di poche centinaia di metri c’è una conquista enorme: anni di riabilitazione, esercizi quotidiani, fiducia costruita nel tempo.
Un percorso iniziato sei anni fa
Alfred ha 11 anni e vive a Goba, un quartiere nell’entroterra di Dar es Salaam. È arrivato per la prima volta al Centro Antonia Verna nel 2018. I suoi genitori erano molto preoccupati: faticava nelle attività quotidiane, nel cammino, nella comunicazione. Le autonomie che per altri bambini arrivano spontaneamente sembravano lontanissime.
Oggi Alfred è un bambino curioso, attento, pieno di iniziativa. Convive con una disartria che rende più difficile esprimersi verbalmente, ma chiunque lo incontri capisce subito quanto ami comunicare. Segue le conversazioni con interesse, osserva tutto, partecipa. E soprattutto non smette mai di mettersi alla prova.
Le conquiste quotidiane
Nel tempo ha conquistato una grande autonomia nel movimento. Cammina senza ausili, anche se il suo equilibrio può apparire fragile a un primo sguardo. Ha imparato strategie tutte sue per gestire il corpo e ridurre quasi completamente le cadute. Passa il tempo aiutando nelle piccole attività quotidiane, in casa e in giardino, e affronta gli esercizi riabilitativi con entusiasmo e determinazione. Gli piacciono le sfide: percorsi a tempo, esercizi di movimento associati a piccoli calcoli matematici, attività sempre nuove in cui migliorarsi.
La riabilitazione domiciliare: quando la cura arriva a casa
Raggiungere casa sua non è semplice. Dopo aver lasciato la strada principale, servono circa 25 minuti di sterrato, ancora più difficili durante la stagione delle piogge. Per questo Alfred rientra nel programma di riabilitazione domiciliare dei nostri Centri: un servizio che permette ai bambini con maggiori difficoltà di continuare il proprio percorso anche quando raggiungere il centro diventa complicato.
Ed è qui che la cura mostra il suo significato più profondo. Perché la riabilitazione non è fatta solo di terapie. È fatta di continuità. Di operatori che ogni settimana percorrono strade difficili per raggiungere le famiglie. Di relazioni che crescono nel tempo. Di bambini che acquistano fiducia nelle proprie capacità. Di genitori che non si sentono più soli.

Anche Peter, con il suo bajaji, fa parte di questa rete silenziosa di cura. Accompagna operatori, materiali, visite domiciliari. Ma accompagna soprattutto storie come quella di Alfred: storie di piccoli traguardi quotidiani che, messi insieme, cambiano davvero il futuro di un bambino.
Ogni conquista di Alfred – ogni passo, ogni parola, ogni sorriso condiviso con Peter sul bajaji – esiste grazie a una cura che continua nel tempo. Una cura che ha bisogno di operatori formati, di materiali riabilitativi, di mezzi di trasporto per raggiungere le famiglie anche nelle zone più remote, di personale locale che conosce il territorio e parla la lingua.
Il tuo sostegno può fare la differenza.
Ogni volta che Alfred percorre da solo il sentiero fino al cancello, dentro quel tragitto ci sono anni di cura, esercizi quotidiani, relazioni costruite nel tempo. Ci sono operatori che raggiungono famiglie lontane, bambini che conquistano nuove autonomie e genitori che imparano a non sentirsi più soli.
Nei Centri di Comunità Solidali nel Mondo il lavoro non riguarda solo la riabilitazione. Significa accompagnare i bambini nei loro percorsi di crescita, offrire supporto psicologico alle famiglie, seguire situazioni complesse legate alla disabilità e all’epilessia, costruire reti di sostegno nel territorio e garantire continuità delle cure anche quando raggiungere il Centro è difficile.
Anche il 5×1000 può aiutare a rendere possibile tutto questo. Basta una firma nella dichiarazione dei redditi e il codice fiscale di Comunità Solidali nel Mondo:
97483180580
La cura continua, anche grazie a te.

