Strumenti di accessibilità

Passa al contenuto principale
Il campo di volontariato finisce, l’esperienza continua

Il campo di volontariato finisce, l’esperienza continua

13 Ottobre 2026

Un viaggio estivo, un volo verso la Tanzania, due settimane per un’esperienza intensa di volontariato che ora, dopo il rientro in Italia, continua in un altro modo. Che cosa rimane di un’esperienza vissuta a 10 mila chilometri di distanza da casa? Vediamolo insieme, a partire dalle parole di Silvia, Ilenia e Livia, tre delle partecipanti al campo di volontariato organizzato a Mbeya nello scorso mese di agosto 2026. 

Un dono, un viaggio in se stessi, emozioni uniche

“Ricevere un dono per la vita, incontrare persone nuove e scoprire un’altra parte del mondo, viaggiare lontano in ogni senso e ritrovarsi seduta a guardare il cielo stellato con le mani poggiate sulla terra polverosa e alla fine sentirsi a casa… io proprio non me lo aspettavo, ma non lo puoi spiegare, lo puoi solo respirare”. Silvia racconta così ciò che ha vissuto durante il Campo di Volontariato a Mbeya. Un’esperienza che, nelle sue parole, sembra andare oltre ciò che si può programmare: l’incontro con persone nuove, un luogo lontano, la sorpresa di sentirsi a casa.

Per Ilenia il viaggio ha avuto un’altra dimensione: “Un movimento dentro se stessi, un viaggio interiore, con tutto quello che nascondiamo e proteggiamo”. Ci sono stati la sorpresa e la felicità nelle piccole cose, il lavoro di squadra e l’incontro con la disabilità. Ma anche la scoperta che ciò che si incontra fuori può interrogare ciò che si porta dentro.

Livia racconta invece soprattutto l’accoglienza, i sorrisi dei bambini, la cultura e la quotidianità. “Sento di essere stata nell’Africa vera, non quella piena di animali che ci hanno sempre descritto, ma quella con i bambini che si divertono e ridono con poco, le stoffe con i colori particolari, le strade non asfaltate, le piccole case accoglienti”. E poi quel sogno d’infanzia diventato realtà: “Avevo un sogno fin da bambina: andare in Africa e l’ho realizzato portando, a casa, nel mio zaino emozioni uniche!”.

Tre racconti diversi, tre modi di vivere lo stesso viaggio. E forse è proprio nelle loro parole che si comprende meglio che cosa può essere un Campo di Volontariato: non soltanto andare in un luogo lontano, ma lasciarsi coinvolgere dall’incontro, mettersi in gioco e permettere a un’esperienza di continuare anche dopo essere tornati.

A Iyunga: esserci, fare, incontrare

Durante le due settimane al Centro di Riabilitazione di Iyunga, i volontari hanno partecipato alle attività con bambini e ragazzi, condiviso momenti di gioco e incontro e contribuito alla realizzazione di un piccolo parco giochi inclusivo, costruito anche attraverso il riutilizzo di materiali e inaugurato il 21 agosto. 

Ci sono stati inoltre due momenti di formazione sull’epilessia, incontri con la comunità, visite e passeggiate a Iyunga e Mbeya, occasioni per conoscere il territorio e la quotidianità del luogo. Accanto alle attività programmate, poi, c’è stato soprattutto il tempo dell’incontro: quello per conoscersi, stare insieme, osservare e lasciarsi sorprendere.

Un Campo di Volontariato è anche cittadinanza attiva

La cooperazione non vive soltanto nei luoghi in cui si realizzano i progetti. Vive anche nella possibilità di coinvolgere persone, offrendo occasioni per conoscere altre realtà, confrontarsi, mettersi in gioco e sviluppare uno sguardo più consapevole sul mondo di cui facciamo parte.

Un Campo di Volontariato si prepara in Italia, prende forma nell’incontro e continua dopo il ritorno, nella vita quotidiana di chi ha partecipato.

Il viaggio può finire. Le domande che ha lasciato, le relazioni costruite e il modo nuovo di guardare ciò che ci circonda possono invece continuare a camminare con noi.

Il Campo è finito. Ma quello che è stato costruito continua.

Torna su
Go top