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Diritti delle persone con disabilità, un cammino da continuare

Diritti delle persone con disabilità, un cammino da continuare

6 Giugno 2023

Negli ultimi anni molte luci si sono accese sulla condizione delle persone con disabilità in Tanzania, ma la sensibilizzazione – che ha finora riguardato soprattutto le città e le località in cui maggiore è stata l’azione delle organizzazioni civili – è ancora lontana dal raggiungere tanti villaggi nei quali non si conoscono ancora oggi le opportunità di cura e di sostegno. E’ quanto mai importante allora proseguire quel prezioso lavoro di informazione e di coscientizzazione dei diritti che ormai in Tanzania ha anche un suo cardine normativo: il Disability Act.

Don Tarcisio Moreschi, prete fidei donum della Diocesi di Brescia, è nel Paese da oltre 30 anni: a lui si deve la richiesta di intervenire per rispondere ai bisogni delle persone con disabilità. “Tu hai l’esperienza di una vita con Capodarco” – disse senza mezzi termini al nostro presidente Michelangelo Chiurchiù nel 2002 quando si sono conosciuti nel corso della prima missione in Tanzania; “Mettila a disposizione della nostra gente perché qui non c’è niente! E la Comunità cristiana ha il dovere di dare una risposta a quelli che sono gli ultimi degli ultimi!”. Qualche giorno dopo, la visita ai villaggi della parrocchia di Wanging’ombe insieme al capovillaggio, ci diede la tragica conferma della drammatica situazione vissuta dai bambini con disabilità e le loro famiglie: bambine e bambini nascosti e senza diritti!

Comunità Solidali nel Mondo – ComSol –  nasce nel 2007 per dare una risposta articolata e organizzata a questi bisogni. Grazie all’aiuto di donatori pubblici e tante amiche e amici che hanno aderito all’appello di solidarietà, ComSol ha promosso 3 Centri in Tanzania: il primo, INUKA, a Wanging’ombe quel primo villaggio visitato; poi a Mbeya e da ultimo a Dar Es Salaam.

“Negli ultimi decenni – ha raccontato a Elisa Pedrazzi, Marta D’Ascanio, Sonia Blandizzi e  Maria Teresa Vicari, il nostro gruppo di civiliste impegnate nel servizio civile universale nel villaggio di Wanging’ombe – ho visto un notevole cambiamento da parte delle famiglie e della società: la nostra azione di sensibilizzazione ha fatto sì che raramente oggi le persone disabili vengano nascoste in casa, come qui avveniva un tempo e come ancora avviene altrove. La gente ora sa che possono essere curate e che c’è la possibilità che vadano a scuola”.

Ma sono conoscenze che vanno ancora diffuse: “Nelle città – spiega don Tarcisio – la consapevolezza è maggiore, ma in moltissimi villaggi c’è ancora la convinzione che non ci sia alcuna possibilità di terapia: le persone disabili sono rinchiuse in casa o al più restano nel cortile delle abitazioni, senza andare mai in nessun luogo, senza occasioni di incontro, relazione, socialità. Un bambino con una malformazione ha la vita segnata. Il modo migliore per diffondere la conoscenza è recarsi nei villaggi, uno ad uno, e lì accordarsi con l’autorità, radunare la gente, parlare alla comunità e al tempo stesso farsi indicare dove sono i disabili, andare da loro e iniziare da lì un percorso”.

C’è anche, dove non è arrivata una formazione adeguata, un problema di percezione comune: “La disabilità, e più in generale qualsiasi fattore che procuri un disagio, è vista in modo molto negativo: secondo la mentalità del posto è il frutto o di qualche peccato o di qualche maleficio, e in ogni caso non è qualcosa di curabile ma qualcosa di cui vergognarsi”. “Il concetto di ‘inclusività’ – precisa il sacerdote – è ancora molto lontano dall’essere percepito e compreso a livello generale, come pure molto lunga è ancora la strada che possa portare le persone con disabilità a poter rivendicare in prima persona i loro diritti”.

Certamente il tempo e l’azione compiuta anche da Comunità Solidali nel Mondo ha portato negli anni a risultati fondamentali, con una sensibilizzazione che a livello istituzionale si traduce in un’attenzione maggiore che in passato verso le persone con disabilità: “La possibilità per loro di frequentare la scuola – dice don Tarcisio – è uno di questi risultati ma, per fare due esempi, le persone disabili non possono contare su cure sanitarie gratuite e le loro famiglie non ricevono supporti economici di alcun tipo. Molto dunque deve ancora essere fatto”.

A proposito di promozione della consapevolezza collettiva dei diritti umani e civili delle persone con disabilità in Tanzania ricordiamo che proprio questo è l’ambito di azione del progetto sulla “coscientizzazione ai diritti negati delle persone con disabilità in Tanzania”, che vedrà impegnati a Dar es Salaam 4 volontari nell’ambito del terzo biennio di sperimentazione (2023/24) dei Corpi Civili di Pace. E’ possibile candidarsi entro il 30 giugno 2023.

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