
Tanzania, anche una scuola per infermieri all’Ospedale di Ikelu
Nell’ospedale di un piccolo villaggio della Tanzania, dove da anni si curano i bambini nati prematuri e si accudiscono i bambini che rimangono vittime di ustioni a causa di incidenti domestici, arriva ora una nuova attività: una scuola per infermieri, ostetriche e professionisti sanitari, che darà un nuovo slancio alle attività della comunità locale offrendo una possibilità di professionalizzazione e contribuendo così a rendere più corposo l’intero programma. Siamo nella zona sud occidentale della Tanzania, nella regione di Njombe, all’Ospedale Saint Joseph di Ikelu: a guidare il tutto Pamoya Onlus, un’associazione italiana nata ormai oltre venti anni fa in provincia di Brescia con l’obiettivo di sostenere progetti di solidarietà sociale, sanitaria ed educativa in Tanzania. E’ un rapporto molto stretto quello che lega Pamoya a Comunità Solidali nel Mondo: di questa felice partnership abbiamo parlato in passato e torniamo a parlarne qui oggi, mettendo in evidenza la comunanza di intenti e la proficua collaborazione avviata da tempo.
Ikelu, l’ospedale nel villaggio
Ikelu è un piccolo villaggio situato tra Njombe e Makambako: poiché a suo tempo le strutture sanitarie si trovavano solamente a grande distanza, Pamoya avvia il progetto per la costruzione dell’Ospedale “Saint Joseph”. E’ l’anno 2004 e partecipano attivamente all’avventura anche alcuni di quanti, di lì a poco, daranno vita a Comunità Solidali nel Mondo (2007). In particolare è grazie alla disponibilità volontaria di un ingegnere italiano che vengono progettati i primi quattro reparti dell’Ospedale di Ikelu e a seguire i lavori nei cantieri si succederanno, negli anni, tre giovani architetti in Servizio civile. E’ un mix di donazioni da privati, da fondazioni e da piccole associazioni a permettere non solo la costruzione dell’ospedale, ma anche l’acquisto dell’ambulanza e di materiale medico, e l’avvio del reparto di neonatologia, che col tempo viene reso funzionale con la presenza di incubatrici, pompe ad infusione e fototerapia. Il “progetto prematuri” è attivo da ormai sette anni, con il ricovero dei neonati in difficoltà e i follow up di quelli già dimessi dopo lunghissimi periodi di permanenza in struttura.
Per garantire il servizio è naturalmente necessario un costante aggiornamento del personale sanitario, attuato attraverso lezioni, svolte da medici volontari,e organizzate con l’aiuto delle ragazze volontarie del Servizio Civile Universale presenti grazie a Comunità Solidali nel Mondo. Un rapporto, quello con operatrici e operatori volontari dello SCU, che da tempo costituisce un importante punto di incontro.
Al Saint Joseph si fa grande attenzione anche ad un’altra situazione, potenzialmente molto diffusa: quella dei bambini colpiti da grandi ustioni. Ikelu sorge in una zona di montagna e durante l’anno fa piuttosto freddo, così le famiglie per scaldarsi utilizzano sistemi domestici e artigianali: ma i bambini rimangono con frequenza vittime dei fuochi e di pentoloni di acqua bollente. Anche la cura e la guarigione delle ustioni è un processo piuttosto lungo, che richiede una lunga degenza e spese non indifferenti per le famiglie: per questo Pamoya sostiene queste attività. E i giovani in Servizio Civile Universale fanno la loro parte, occupandosi di intrattenere i bambini all’interno del reparto sia con attività ludiche sia con forme di sostegno allo studio, in modo che non perdano il ritmo scolastico e non rimangano indietro rispetto ai loro compagni.
Ora, in questo contesto, arriva anche l’avvio della scuola per infermieri e ostetriche: la struttura viene realizzata tutta con materiali locali, e l’edificio principale è ormai già completato. L’inaugurazione della scuola è prevista entro la fine del 2025. Il passo successivo sarà quello di ristrutturare una casa nelle vicinanze per adibirla ad ostello per gli studenti, in modo che possano avere un alloggio vicino alla scuola.
Ilembula, il Villaggio che non è un orfanotrofio
A Ilembula, altra località della regione, il Villaggio “Renato Grandi” – nato oltre 12 anni fa – ospita oggi circa 90 orfani e bambini con problematiche familiari: hanno un’età compresa tra i pochi mesi e i 15 anni. Oltre a loro, ci sono una decina tra ragazzi e ragazze che, terminato il percorso della scuola primaria, frequentano le scuole secondarie e professionali e rientrano al Centro soltanto durante i periodi di vacanza. Il clima è ben lontano da quello di un orfanotrofio: i bambini sono suddivisi nelle nove casette presenti, costruite riprendendo il modello di abitazione tanzaniana, in ognuna delle quali sono presenti anche due o tre ragazze stipendiate che si prendono cura dei bimbi e fanno loro da madri.

I bambini accolti vengono seguiti nel loro percorso scolastico; durante il resto della giornata, ognuno di loro dà il suo contributo, a seconda dell’età, alla vita della casetta: curano l’orto e gli animali, lavano vestiti e stoviglie in autonomia, prendono l’acqua alla fontana, tagliano la legna, ecc. Lo scopo del Villaggio “Grandi” è quello di insegnare ai bambini l’importanza del prendersi cura l’uno dell’altro, crescendo in armonia con chi sta loro accanto. All’interno del villaggio c’è una decima casetta in cui, di anno in anno, vivono le volontarie e i volontari del Servizio Civile Universale: essi, durante il periodo di permanenza, si inseriscono nella vita del centro svolgendo attività con i bambini orfani, quelli dell’asilo e quelli della scuola per bambini con disabilità. Ciò che rende Ilembula speciale è che i civilisti condividono lo stile di vita dei bambini e ciò dà loro l’opportunità di vivere un’esperienza quotidiana come parte della comunità locale.
Ilunda, dove la Speranza è di casa
Anche a Ilunda, nel Villaggio “Tumaini” (“Speranza”, dal nome della prima bambina qui ospitata) attivo dal 2002, oggi sono accolti 46 bambini circa dagli 0 ai 14 anni e una decina di ragazzi che frequentano la scuola secondaria, che rientrano nel centro durante le vacanze scolastiche. La maggior parte dei bambini sono orfani di genitori, spesso di madre morta a causa delle complicazioni del parto. I bambini sono ospitati in 6 delle casette del centro e accuditi quotidianamente da 2 o 3 “mamme-ragazze”.
All’interno del centro vi è una scuola materna frequentata da alcuni bambini del centro orfani ma in maggioranza dai bambini provenienti dai villaggi limitrofi. L’asilo è gestito da due maestre, una giovane cuoca e alcune suore. Ci sono due classi: una dei più piccoli (3-5 anni) con 32 bambini circa e una dei più grandi (5-7 anni) con 20 bambini circa. I volontari in servizio civile supportano le maestre nell’insegnamento delle due materie principali (“Kiswahili” e “hesabu”, matematica) e integrano l’orario scolastico con attività di potenziamento e di lingua inglese, oltre a essere d’aiuto nella cura e nella pulizia degli spazi scolastici.

I civilisti, presenti per Comunità Solidali nel Mondo, organizzano e realizzano anche attività ludico-ricreative (“kipindi”), come ad esempio attività manuali, disegno, pittura, attività sportive e musicali, serate cinema e passeggiate all’aperto durante il weekend. Inoltre affiancano la fisioterapista nello svolgimento delle attività rivolte a due bambine con disabilità del centro, realizzando anche massaggi neonatali ai bambini 0-2 anni ospitati nel centro.
Ikelu, Ilembula e Ilunda sono tutti luoghi dove Pamoya onlus, insieme a Comunità Solidali nel Mondo, ha lasciato un segno visibile, con comunità locali rafforzate attraverso percorsi di formazione e cooperazione che hanno trasformato bisogni urgenti in opportunità concrete, generando fiducia, autonomia e sviluppo sostenibile.

