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Compagni di viaggio. Insieme a SHALOM per la comunità di Mbeya

Compagni di viaggio. Insieme a SHALOM per la comunità di Mbeya

15 Luglio 2025

Assicurare le dovute terapie e i necessari servizi di riabilitazione ai bambini con disabilità in Tanzania è uno dei principali obiettivi dell’attività di cooperazione internazionale che Comunità Solidali nel Mondo svolge nel paese africano. Tale azione, espressamente fondata sulla riabilitazione su base comunitaria, richiede necessariamente il coinvolgimento della comunità locale presente sul territorio: non può cioè configurarsi come un’azione imposta dall’alto e dall’esterno (modalità che non ci appartiene), ma deve innestarsi fortemente nel tessuto locale, perché in esso trova il suo senso e la sua ragione. Ecco perché non è solo “possibile”, o “opportuno”, o “ragionevole” poter contare su dei partner locali che siano protagonisti delle azioni compiute: la loro presenza è invece imprescindibile, strettamente necessaria, perché completamente connaturata all’essenza stessa dell’intervento di cooperazione internazionale. Non un optional, dunque, ma una dotazione di serie: senza l’intervento della comunità locale, il nostro “cooperare” semplicemente non esisterebbe.

Da qui discende la centralità dei nostri compagni di viaggio, i partner locali che permettono di sviluppare un’azione di cooperazione destinata davvero a lasciare un segno positivo. Nella zona di Mbeya (sud-ovest del paese), non si può prescindere da Shalom Development Organization (SHADO), un’organizzazione tanzaniana di sviluppo e soccorso gestita dall’Arcidiocesi cattolica di Mbeya (di fatto un’evoluzione dal punto di vista gestionale della Caritas diocesana), che lavora con le comunità povere e rurali presenti nel territorio dell’Arcidiocesi, nelle regioni di Mbeya e Songwe. A presiedere il Board di SHADO (o di Shalom, come la ong è meglio conosciuta) è una donna, la signora Scholastica Loppa: è lei la prima a sottolineare che uno dei principali obiettivi da perseguire è quello di raggiungere individui, scuole, college, università e aziende private dell’intera regione in modo da sensibilizzare la popolazione riguardo alle attività che vengono svolte, per far sì che sia pienamente cosciente delle sfide che l’erogazione dei servizi di riabilitazione sul territorio regionale richiede. 

Storia di una partnership

Prima di riportare meglio le sue parole, facciamo un passo indietro per ricordare la nascita della nostra attività a Mbeya e dintorni. Dobbiamo tornare al 2011, quando all’allora capoprogetto Stefano Cataldo viene affidato da Roma il mandato di allargare ad un contesto cittadino la positiva esperienza già avviata in ambito rurale con il Centro di riabilitazione “Inuka” a Wanging’ombe: per fare questo prende contatto con padre Furaha, sacerdote della diocesi di Mbeya, da anni impegnato in supporto alle persone più vulnerabili. L’intesa con lui è immediata. Egli coglie al volo l’occasione di un progetto di riabilitazione per bambini con disabilità con il metodo della Riabilitazione su Base comunitaria che coinvolga le famiglie e le comunità locali. Si individuano così 4 quartieri della periferia di Mbeya – Iwindi, Iyunga, Simike, Uyole – con altrettanti spazi per le attività; si formano gli operatori di base, si individuano i fisioterapisti che offrano supporto qualificato e si stabiliscono fin da subito solide relazioni con l’Ospedale regionale di Mbeya. Nel 2013, si inaugura il programma “Simama” (In piedi!) alla presenza del Primo Ministro della Tanzania. E già oltre 150 bambini con disabilità vengono presi in carico dalle quattro strutture.

Dalla nostra sede di Roma vengono avviate delle relazioni con la Congregazione Opera don Guanella, con l’obiettivo che sia proprio una Comunità religiosa con spiccata vocazione per le persone con disabilità a garantire lo sviluppo del progetto. Un illuminato superiore Generale – padre Alfonso Crippa – ci chiede di approfondire il progetto perché vede nella metodologia di intervento – la riabilitazione su base comunitaria – la modalità più appropriata per lavorare con le persone con disabilità nei Paesi del Sud del mondo. Era già allora chiaro infatti che gli istituti residenziali tradizionali per giovani disabili (che erano gestiti dalla Congregazione in Ghana e Nigeria) non fossero sostenibili: il lavoro sul territorio, la formazione dei familiari (quel ridare le competenze alle famiglie e continuare nell’ambiente domestico ciò che era utile per la riabilitazione), e l’inserimento scolastico sono sembrati la nuova strada che gli istituti religiosi tradizionali dovevano intraprendere per mantenere fede al loro “carisma” storico.

In seguito a questo contatto, la Congregazione si fa carico di uno dei quattro Centri (quello di Iwindi), mentre gli altri tre Centri sono posti in carico alla Caritas Diocesana con il supporto di Comunità Solidali nel Mondo che ogni anno, e con progetti specifici, si fa carico di finanziare le attività.

Dalla Caritas a Shalom: stimolo, aiuto e impegno

Nel 2020, in coerenza con la normativa in vigore nel Paese (legge n. 3 del 2019 sulle ONG governative) si registra un significativo cambiamento: la Caritas Development Organization (quindi la Caritas diocesana di Mbeya) cambia nome e viene registrata come Shalom Development Organization (SHADO), ong di sviluppo e soccorso dell’Arcidiocesi, con la vision di operare perché le Comunità abbiano risposte adeguate ai problemi della salute e accesso facilitato alle informazioni, essendo rispettose dell’ambiente ed indipendenti a livello economico.

In questo quadro, il Programma Mbeya CBR – Simama viene inserito tra i progetti di cooperazione internazionale e decentrata di Shalom. Il Consiglio di Amministrazione (Board) di Shalom – piuttosto ampio, e come detto presieduto dalla professoressa Scholastica  – si riunisce alcune volte all’anno, registrando anche la presenza discreta e costante del Vescovo di Mbeya, mons. Gervas Nyaisonga: il segnale, questo, che le attività “sociali” di Shalom/Caritas non sono estranee alle preoccupazioni del suo rappresentante istituzionale. Da qui l’impegno costante e continuo di Comunità Solidali a Mbeya.

“In questi anni – spiega Michelangelo Chiurchiù, presidente di Comunità Solidali nel Mondo – senza rinunciare ad uno stile dialogico e relazionale, abbiamo stimolato padre Furaha e il Vescovo mons. Gervas a considerare la nostra presenza un supporto e mai, mai una sostituzione alla presa in carico da parte della Comunità locale dei problemi dei più fragili e dei più deboli. Sappiamo – sottolinea – che la mancanza di risorse e i problemi dello sviluppo diventano prioritari nello sguardo di chi si deve far carico delle Comunità locali: nondimeno è nostro compito ricordare che, anche secondo la Dottrina sociale della Chiesa, non può esistere uno sviluppo integrale di un territorio che non tenga conto delle esigenze di tutte le componenti della Comunità, soprattutto delle fasce più deboli della popolazione”.

Le parole della presidente di Shalom: “Una comunità cosciente delle sfide”

Alla presidente del Board, la signora Scholastica Loppa, abbiamo chiesto quale supporto offre Shalom per dare continuità ai progetti avviati. “SHALOM – è la sua risposta – intende operare in due direzioni: innanzitutto, il Consiglio si avvarrà della piattaforma della coalizione di organizzazioni non governative per condividere le sfide comuni. Istituirà quindi un sistema di accesso al governo centrale e locale per individuare soluzioni alle sfide che i bambini con disabilità devono affrontare, inclusa la sostenibilità dei servizi riabilitativi, senza escludere altre sfide. Intendiamo poi impegnarci per migliorare i sistemi finanziari e operativi secondo gli standard internazionali, ampliando così la portata dell’accesso alle organizzazioni nazionali e internazionali che si concentrano sullo sviluppo sociale e sanitario”.

In un recente consiglio di amministrazione si è parlato di una strategia per la sostenibilità del Centro di Riabilitazione SIMAMA e anche della Clinica per l’epilessia. Per sollecitare il coinvolgimento di tutti “occorre raggiungere – afferma la prof. Loppa – individui, scuole, college, università e aziende private di Mbeya e delle regioni limitrofe e sensibilizzare l’intera comunità sull’importanza di fornire riabilitazione ai bambini con disabilità: ogni nostro sforzo deve essere volto a garantire che la comunità sia cosciente delle sfide che l’erogazione dei servizi di riabilitazione deve affrontare”.

Cruciale è anche il tema della raccolta fondi, poiché una parte della popolazione tanzaniana – forse più del 10% – ha notevoli possibilità economiche. Come si può coinvolgerli? “Attraverso eventi volti a raccogliere fondi per migliorare i servizi di riabilitazione”, risponde la presidente del Board di Shalom: “Saranno incoraggiati a costituire un gruppo o una fondazione a sostegno dei bambini con bisogni speciali”, afferma.

Una visione comune e una prospettiva condivisa

Il colloquio con la presidente del Board di Shalom – commenta il presidente di ComSol – “ci rassicura in una visione comune e nella prospettiva condivisa: i bambini e le persone con disabilità sono cittadini tanzaniani a cui lo Stato deve garantire una risposta efficace ai bisogni più urgenti. Ma anche la società civile, compresi gli imprenditori, le persone con risorse economiche adeguate, le associazioni di categoria devono – conclude Chiurchiù – farsi carico dei bisogni di questi cittadini in nome di una solidarietà che coinvolge tutti, e non solo i “wazungu” (i bianchi).

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