FOCSIV, la solidarietà condivisa.

FOCSIV, la solidarietà condivisa.

9 Dicembre 2022

FOCSIV, Federazione degli Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario, è la più grande federazione italiana di Organismi cristiani di cooperazione e volontariato internazionale. Lavora per “promuovere lo sviluppo di tutte le persone e dell’intera persona umana“, e noi siamo entrati a farne parte con grande orgoglio.

Lo scorso 12 novembre, la Presidente Focsiv, Ivana Borsotto, ha tenuto un intervento di grande profondità al workshop per il 50esimo dell’associazione, un intervento che vogliamo riportare qui, perché ne condividiamo valori e visione. Ringraziamo la Presidente e FOCSIV per averci accolto con tanto entusiasmo e calore.

50 anni fa, anni Settanta.

Erano gli anni della guerra fredda tra due blocchi politici, del sottosviluppo, dello sfruttamento, del risveglio del Terzo Mondo e delle lotte di liberazione, del disgelo e della distensione ma ancora della deterrenza nucleare, appena dopo l’invasione di Praga, l’Europa dell’Est prigioniera della cortina di ferro, la Cina squilibrata dal Libretto Rosso della rivoluzione culturale, mentre maturava la sconfitta degli USA in Vietnam.

I giovani prendevano la parola e si proponevano da protagonisti.

Del siate realisti, chiedete l’impossibile. Del non è che l’inizio.

Tempi di innocenza, tempi di fiducia, perché si credeva nello sviluppo che produceva progresso, anche se ne affioravano i primi limiti. Nella modernità che non spaventava, nella plastica che era il futuro.

Anni Settanta. In Italia, lotte di operai e di studenti, autunno caldo. E anni di piombo, terrorismo e stragi di Stato. Delle domeniche in bicicletta per la prima crisi petrolifera. E il decennio delle riforme, dallo Statuto dei Lavoratori al Diritto di Famiglia, alla depenalizzazione dell’interruzione di gravidanza, da Basaglia al Divorzio, dal Servizio Sanitario Nazionale alla Legge per la Casa. L’unico decennio di riforme effettive e sostanziali nel nostro Paese.

Soffiava il vento del Concilio Vaticano II, con uno slancio di rinnovamento.

La Pacem in Terris e la Populorum Progressio orientavano i cristiani ad aprirsi al mondo. Tempi di profonde convinzioni e idealità, dell’opzione per i poveri e dell’impegno personale. Delle Comunità di base e dei preti operai.

In quel tempo, donne e uomini di fede, volontari della cooperazione e della solidarietà internazionale, decisero che per valorizzare al meglio il proprio impegno e per rendere più utile il loro lavoro e conseguire con miglior efficacia i loro obiettivi era necessario camminare insieme.

Decisero quindi di associare gli organismi attraverso i quali prestavano le loro opere nella FOCSIV, Federazione degli Organismi Cristiani di Servizio Internazionale Volontario.

In questi giorni, cinquanta anni dopo, quelle donne e quegli uomini, li ricordiamo con la gioia ed il sorriso, in continuità sulla rotta tracciata dai 20 Soci fondatori.

Lungo quel cammino, quelle donne e quegli uomini hanno dedicato tempo, passione e competenze al volontariato e alla cooperazione internazionale e alla Focsiv.

I loro valori, i loro principi, i loro obiettivi e la loro esperienza ancora ci ispirano.

Lungo quel cammino, oggi, siamo 94 Organizzazioni attive in 80 paesi del mondo, e continuiamo ad essere prossimo nelle periferie più abbandonate, ma ribollenti di vita, nei villaggi più lontani, nelle carceri più affollate e disumane, nelle rotte migratorie più crudeli,

 nei conflitti più feroci, nei campi profughi più gremiti, nei Paesi martoriati dalle guerre, da disastri ecologici e da accaparramento dei terreni.

E lo facciamo insieme con le donne che sono protagoniste dello sviluppo, artigiane, insegnanti, medici e infermiere, attiviste e madri che lottano per l’acqua, per il cibo sano, per una scuola e una sanità per tutti.

Con i contadini, che mettono a frutto la loro terra e si fanno soggetti dei loro diritti Con le famiglie che cercano in quell’Europa arcigna e gretta un futuro migliore. Con le comunità che si aiutano e che resistono,

Con i movimenti che lottano per la giustizia e i diritti umani e sociali

Con i giovani che rivendicano il loro domani,

Con le Istituzioni locali e nazionali più meritevoli di rispetto.

E con i ragazzi e le ragazze del Servizio Civile e tutti i nostri volontari e operatori.

In Italia lo facciamo con i nostri compagni di viaggio:

Con Aoi che è la nostra seconda casa e Cini e Link2007, con i quali condividiamo la Campagna 070.

Con la Caritas, Missio e la Campagna La Pace Va Oltre, per il Medio oriente e le terre martoriate dalle guerre dimenticate.

Con #stopthewarnow, per essere costruttori di pace e di giustizia nell’Ucraina aggredita dalla Russia.

Con il Movimento Laudato Si’ e la Fondazione Lanza, per promuovere l’ecologia integrale. Con l’Unedi per essere partecipi e animatori del dialogo interreligioso.

Con il Forum del Terzo Settore per sostenere l’associazionismo e le politiche sociali

E con tante e tante altre realtà con cui tentiamo di essere prossimo.

Sapendo che viviamo e vivremo tempi difficili.

Un mondo dove non ha funzionato l’esportazione della democrazia, dove si registrano i limiti del miglioramento e del progresso tramite il commercio, dove le forze del mercato si propongono come soluzione ai problemi che lo stesso mercato determina, dove la democrazia è tanto più fragile quanto più aumentano le disuguaglianze e non mantiene le sue promesse di giustizia, di benessere e di dignità.

Un mondo dove la scienza e la tecnica ci mettono a disposizione potenzialità senza precedenti per comunicare, per essere vicini, per lavorare insieme ma possono mutarsi a nuovi strumenti di oppressione, dominio e di controllo, di discriminazione, di asservimento, come fu per il fuoco o come è per un farmaco, che può diventare veleno.

Mentre in Italia tornano i turisti, si affollano stabilimenti balneari, bar e ristoranti, code ai musei…

Ma aumentano i poveri e qualcuno li chiama fannulloni e li incolpa delle loro povertà.

Torna l’inflazione che falcidia i salari e le pensioni

Il discorso politico è rinchiuso e deformato dagli influencer, dai tik tok e dai talk show. Delusione e disillusione alimentano sfiducia verso le istituzioni e astensionismo e volatilità elettorale.

Richiami alla legge e all’ordine sono presentati come garanzia di sicurezza, convincenti per una società che invecchia, sospettosa e impaurita dal cambiamento.

Con rigurgiti autoritari che rischiano di criminalizzare ogni forma e manifestazione di dissenso.

E criminalizzano le ONG che salvano vite in mare.

Tratti di una mappa che ci impone di studiare, di rinnovare le nostre conoscenze.

Viviamo e vivremo tempi in cui i mari sono tempestosi e insicuri per le guerre, le pandemie, le disuguaglianze che crescono, le vecchie e nuove povertà, la minaccia climatica e ambientale, con i disastri naturali che diventano sociali e producono migrazione e disumanità.

In questi mari se la nostra meta è incerta, non ci sarà possibile raggiungerla. Allora è indispensabile tracciare una rotta e verificare quali percorsi sono possibili, contando sulle nostre navi, sui nostri timonieri e sul nostro equipaggio.

Perché il futuro è un puzzle complicato, tra orizzonti corti e fratture sociali e generazionali. Sembra un labirinto con prospettive inedite, nel quale ci si può smarrire.

E allora dobbiamo migliorare. Per essere all’altezza di quanto il mondo ci richiede. Per essere un piccolo grande antidoto contro la paura e, come ci ammonisce Papa Francesco, non limitarci ad essere un palliativo ma ad affrontare le cause profonde delle sofferenze che si vivono in ogni parte del mondo.

Questo è il senso della riflessione di oggi.

Perché questa riflessione riguarda il futuro della Focsiv.

Riguarda il lavoro e l’anima della Focsiv e la sua volontà e capacità di rafforzare la solidarietà e la cooperazione allo sviluppo in modo sempre più incisivo ed efficace. Per essere quel granello di senape che produce speranza, come dice il Vangelo. Questo è il senso di questo seminario.

Rifletteremo su un mondo in cerca di equilibrio, sopra la follia che minaccia il futuro dell’umanità.

Rifletteremo su di noi, esseri umani, che siamo natura, vita materiale, interessi e passioni, fisicità che partecipa del creato ma anche spirito libero e e trascendenza, capaci di cose mirabili e terribili, capaci di tutto il bene e di tutto il male del mondo, ciascuno di noi, nella nostra terrena determinazione.

Ma possiamo scegliere, ciascuno di noi, di essere umani, che è cultura, ascolto e comprensione, relazione cosciente, pratica quotidiana di fratellanza.

Liberi ma non padroni.

Ciascuno di noi è un essere umano e può essere umano, in uno spettro di legami e di libertà, contraddittorio, tra la terra e il cielo.

I suoi quesiti specifici, rispetto ai bimbi che siamo andati a trovare insieme, fanno scaturire in me tantissimi interrogativi, e tante riflessioni. In Tanzania, il riabilitatore abituato a lavorare nel contesto europeo, con a disposizione strumenti diagnostici, livelli di approfondimento, materiali e referenti specifici, si trova a fare un enorme e continuo esercizio di adattamento e revisione delle proprie conoscenze. Inizialmente può capitare anche di sentirsi in colpa o inappropriati per il solo pensare a “soluzioni europee” per raggiungere obiettivi terapeutici.

Gradualmente, però, ci si abitua a integrare le proprie competenze con il contesto socio-culturale ed economico delle famiglie dei villaggi, e a ragionare con mezzi che si possiedono; si impara a “fare quello che si può con quello che si ha”, come ben raccontava un collega fisioterapista dopo un anno di volontariato a Dar Es Salaam. In sintesi, con un processo continuo di rielaborazione emotiva e di riflessioni, a poco a poco si apprende davvero quel processo, fondamentale nell’area della riabilitazione, dell’imparare a “cucire su misura” (alle caratteristiche del bambino, della famiglia, di risorse e contesto) un intervento terapeutico, nel rispetto di tutte le variabili e dell’obiettivo.

Workshop 50esimo Focsiv

Essere umani. Esseri umani. Alla ricerca di un equilibrio, sopra la follia Roma, 12 novembre 2022

Intervento della Presidente Focsiv, Ivana Borsotto

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