
Addio ad Antonio Leone, la nostra voce narrante
di Michelangelo Chiurchiù, Presidente di Comunità Solidali nel Mondo
Antonio Leone ci ha lasciato mercoledì scorso, 2 settembre.
Un amico.
Un nostro grande amico.
Un amico sincero, di quelli che non ci pensano un minuto a mettere a disposizione la propria professionalità e competenza per la causa della solidarietà.
L’avevo conosciuto quando ancora era in Radio Rai, poi caporedattore al TG3. L’avevo apprezzato perché aveva a cuore i problemi delle persone con disabilità e sapeva rispondere alle segnalazioni e alle iniziative che le nostre realtà – la Comunità di Capodarco e altri Centri di Riabilitazione – promuovevano.
Insieme pubblicammo un libro, “Figli per sempre” (Carocci editore) sulla problematica delle persone con disabilità mentale e del “dopo di noi” con capitoli scritti da Autori qualificati sui singoli argomenti (Canevaro, Pierro, Battaglia, Cappelli) e con contributi di Clara Sereni e Giuseppe Pontiggia a cui lui era legato per amicizia.
Dal 2007 l’avevo coinvolto nell’avventura di Comunità Solidali nel Mondo in Tanzania a favore dei bambini con disabilità.
Era stato il direttore responsabile del nostro semestrale “INUKA”, il giornale di collegamento con i nostri amici e donatori, era il nostro consulente volontario per la comunicazione e aveva scritto articoli sulle nostre attività.
Ed è la “voce narrante” dei documentari con cui raccontavano le nostre iniziative in terra africana. La sua voce calda, senza inflessioni e professionale, ma sincera ed empatica, la potete ascoltare su questo stesso sito nei numerosi video girati da noi, non professionisti, sui nostri progetti in Tanzania: basta quella sola voce per conferire ad essi la qualità e la dignità che noi, videomaker improvvisati, faticavamo a raggiungere.
Ieri sera ho ritrovato nella mia libreria un suo libro a cui teneva molto e che mi aveva regalato con la sua dedica: “Il Grido di Tò – Quando il corpo è una prigione”: la storia di un ragazzo con disabilità che, attraverso il suo diario, racconta la sua particolare vicenda e quella di un gruppo di giovani del Sud, dagli anni ’70 in poi.
Poi leggo meglio: “Prefazione di Enzo Bianchi”… Non so come fosse arrivato al monaco di Bose, ma certo devono aver trovato un bella intesa nell’impegno comune per il riscatto degli esclusi.
E – i casi della vita! – sono scomparsi a 2 giorni l’uno dall’altro, ma per ritrovarsi nello spazio infinito dell’amore e della libertà.
Ciao Antonio, amico vero!

