Una storia di famiglia.

Il primo giugno si celebra la Giornata Internazionale del Bambino. È stata istituita a Ginevra nel 1925, durante la Conferenza Mondiale sul benessere dei bambini, con l’obiettivo di focalizzare l’attenzione sulle tante situazioni di dolore che i bambini subiscono nel corso della loro infanzia.

Lo scopo di una celebrazione di questo tipo è quello di sollecitare risposte dal mondo degli adulti, da coloro che hanno la capacità e la possibilità di alleviare o mettere fine a quelle sofferenze. Le prime persone a cui un bambino si rivolge sono i genitori e non è una coincidenza che proprio oggi si celebri anche un’altra ricorrenza fondamentale: la Giornata mondiale dei genitori. È stata istituita dalle Nazioni Unite nel 2012, per sottolineare proprio il ruolo imprescindibile dei genitori in quel percorso di cura e protezione dei bambini che si chiama crescita.

Per ricordare queste due celebrazioni così significative e tanto strettamente legate, abbiamo deciso di raccontarvi la storia di Faraja, Nicolina e Rosemary. 

Faraja è una bambina di dieci anni di Mbeya, il cui nome significa letteralmente “alleviamento, consolazione” che purtroppo inizia sin da subito a scoprire le brutture del mondo: dopo l’abbandono della madre, a soli tre mesi è vittima di un episodio di violenza perpetrato da alcuni giovani della città. 

La piccola sopravvive per miracolo e viene soccorsa da una vicina di casa, Rosemary, che decide di prendersene carico facendo subito partire le pratiche per l’affido e diventando così, a tutti gli effetti, la sua caregiver/madre adottiva. A Faraja poco dopo viene amputata una gamba a causa di un’infezione e così inizia il suo lungo percorso riabilitativo, che si affianca all’applicazione della protesi.   

Dopo qualche anno, Rosemary viene a conoscenza di un’altra situazione difficile tra i bambini del suo vicinato: la piccola Nicolina, figlia di una coppia giovane che la rifiuta a causa di un importante problema di salute della bambina, che è affetta da una tetraplegia spastica, probabilmente conseguente a una paralisi cerebrale. Nicolina non cresce come i suoi coetanei, non è in grado di controllare il capo né di stare seduta, non riesce a mangiare da sola o parlare. Per la maggior parte del tempo, Nicolina resta sola in casa, a letto, senza potersi muovere poiché da sola non è in grado di farlo. 

La piccola Nicolina presenta piaghe da decubito causate dalla prolungata immobilità e ha retrazioni muscolari importanti che rendono difficile trasportarla sulla schiena come solitamente si usa fare in Tanzania. Rosemary non può restare indifferente: chiede ai genitori di potersi prendere cura della bambina, di poterle far fare gli esercizi, e racconta dell’esperienza con Faraja. I genitori naturali della piccola Nicolina accettano, nominando Rosemary tutrice al cento per cento della bimba. 

Dopo pochi anni e nuove situazioni di violenza subite, Rosemary capisce che è il momento di lasciare Mbeya e parte con le figlie alla volta di Dar es Salaam, una città ricca di servizi e più adatta a seguire due bambine particolarmente bisognose di cure e attenzioni come Nicolina e Faraja.

Oggi la famiglia vive nel quartiere di Kawe, nei pressi del nostro centro, ed è proprio da noi che la “nonna” si reca quotidianamente sia per la fisioterapia di Nicolina sia per un progetto di inserimento di Faraja che sta imparando alcune attività della vita quotidiana come cucinare, creare oggetti di artigianato, pulire e riordinare. 

A questa straordinaria famiglia stiamo dando tutto il sostegno che possiamo, e i risultati sono davvero ottimi: la piccola Nicolina è cresciuta di più di due chili in un mese grazie ai counseling e agli aiuti alimentari, le retrazioni muscolari sono diminuite ed è molto più interattiva rispetto all’inizio del percorso riabilitativo. Faraja è stata inserita nell’ambiente del centro ed è autonoma anche nella preparazione di pasti, il che la rende un supporto concreto alla nonna che si prende cura da sola di tutto il nucleo familiare.  

Un proverbio africano dice che per educare un bambino serve un intero villaggio, evidenziando la profonda importanza rivestita dalla comunità non solo in contesti rurali ma anche in aree urbane.

Raccontare una storia come quella di Faraja e Nicolina ci ricorda che la vita può essere crudele e ingiusta ma poi può ripagarci donandoci la presenza di veri e propri angeli custodi come Rosemary.

Se Faraja e Nicolina rappresentano i bambini da proteggere e tutelare e Rosemary rappresenta il genitore che si fa famiglia, e riporta alla vita chi, altrimenti, sarebbe stato dimenticato.

Ringraziamo il nostro centro Antonia Verna Kila Siku per aver raccolto e raccontato con rispetto e devozione una storia così delicata, che ci ricorda quanto è importante non distogliere mai lo sguardo dal nostro prossimo e imparare a prendercene cura con il mezzo più importante di cui disponiamo: l’amore.

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Simama è un programma di cooperazione internazionale a favore di bambini e adolescenti con disabilità che si ispira alla Riabilitazione su base comunitaria (CBR), nella regione di Mbeya, Tanzania. L’obiettivo principale è supportare bambini con disabilità e le loro famiglie attraverso la riabilitazione motoria e cognitiva, inclusione scolastica, supporto psicologico e formazione sulla disabilità.

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I bambini con disabilità vivono segregati in casa, privati di ogni diritto o discriminati in classi speciali. La lotta contro la loro esclusione sociale non può prescindere dalla riabilitazione medico-sanitaria. Abbiamo avviato un centro di riabilitazione provvisto di palestra, studi medici, uffici e aule per la formazione, per dare risposte concrete e qualificate ogni giorno.

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INUKA è un progetto di cooperazione internazionale a favore di bambini e adolescenti disabili che si ispira alla Riabilitazione su Base Comunitaria (RBC). abbiamo assicurato le cure riabilitative di oltre 2000 bambini e adulti con disabilità e sostenuto le loro famiglie attraverso programmi di microcredito e sostegno psicologico.

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