top_banner_home_page.jpg DONA_ORA_2.jpg
 
top-banner-home-page.jpg DONA_ORA_2.jpg
right-banner-dona

Il coinvolgimento della popolazione e delle autorità locali a Njombe


 DSCN3062.jpegCi sono voluti dieci anni per sviluppare il nostro progetto di cooperazione in Tanzania. Se oggi possiamo parlare di successo è perché siamo partiti con alcuni convincimenti ai quali siamo rimasti sempre legati.

Prima di avviare un progetto di cooperazione è fondamentale conoscere bene la realtà dove si intende intervenire. Se si vogliono raggiungere dei risultati concreti e duraturi, occorre prima di tutto sviluppare un contatto diretto con la popolazione; studiare attentamente il contesto, per individuare i punti di forza su cui poter puntare per risolvere le diverse problematiche. Noi di Comunità Solidali siamo assolutamente convinti di poter aiutare un popolo a “stare meglio”, ma sappiamo bene che, per farlo, occorre innanzitutto ascoltare e individuare attentamente i bisogni.

É in questo spirito che 10 anni fa ci siamo spinti a intraprendere la prima tappa del nostro cammino!

Don Tarcisio, parroco della diocesi di Njombe, contattò Michelangelo Chiurchiù, oggi presidente di Comunità solidali nel Mondo, chiedendogli se fosse stato disposto a mettere le sue competenze al servizio dei disabili della Tanzania. Michelangelo gli rispose che sarebbe stato ben felice di farlo, ma che, per fornire un sostegno reale, avrebbe prima dovuto saperne di più, conoscendo da vicino e in modo diretto la situazione dei disabili.

Michelangelo partì e con quel viaggio iniziò la nostra lunga esperienza in Africa. Nel corso di una missione specifica don Tarcisio organizzò una visita alle famiglie dove erano presenti i disabili insieme al capo del villaggio che in Tanzania viene eletto e svolge delle attività “più o meno” equivalenti a quelle di un nostro primo cittadino. Fu una visita sconvolgente perché molti bambini, chiusi nelle loro case, vedevano per la prima volta i bianchi e, addirittura, alcuni di loro non avevano mai avuto contatto con persone estranee alla propria famiglia.

Si doveva utilizzare una strategia comunitaria che avrebbe permesso di fare a meno di cliniche per la riabilitazione, molto onerose e inadeguate al contesto. Il coinvolgimento del villaggio, nella costruzione delle strutture e nella gestione del centro, avrebbe sviluppato forme di intervento incentrate sul miglioramento del rapporto tra il disabile e il suo contesto d’appartenenza, garantendo quella sostenibilità economica indispensabile per dare continuità al progetto.

Relazioni solide con le istituzioni come passo fondamentale per trovare degli alleati su cui poter contare nel tempo. Nel corso degli anni abbiamo poi intensificato le relazioni a tutti i livelli: non solo con il capo del villaggio, ma anche con la Provincia (che invia oggi al nostro centro soggetti istituzionali pagati dallo Stato) e con la Regione di Njombe, che gestisce la sanità locale. Abbiamo ormai anche un rapporto diretto con il ministero della salute.

Come testimonia lo stesso Presidente Michelangelo Chiurchiù in una recente intervista:

Le relazioni col governo e coi ministeri si sono costruite nel corso degli anni. Frutto di queste importanti relazioni è stato il riconoscimento nel 2016 del centro Inuka come primo centro riabilitativo del Paese. Il governo, in una delle sue molte visite, si rese infatti conto che, attraverso il nostro impegno, eravamo ormai riusciti a costruire una strategia in grado di incidere realmente sulla disabilità e sul benessere di tutto il villaggio; e capimmo che era necessario replicare la nostra esperienza anche nelle grandi città. Inuka e il nostro "modus operandi" sono oggi considerati modelli virtuosi da esportare in tutto il Paese, poichè le strategie che utilizziamo sono economicamente sostenibili e capaci di produrre effetti incisivi nel tempo.”
 

     Come Sostenerci     Dona ora   




Sostegno a distanza

sostieni-bambino-disabile-banner

Bomboniere Solidali

bomboniere-solidali-banner