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L’inizio dei lavori di Comunità Solidali a Dar Es Salaam


dar.pngI lavori per All inclusive stanno procedendo! Dopo l’avvio ufficiale del 21 aprile, a luglio è stato affidato l’incarico ufficiale per costruire il Centro Riabilitativo alla ditta vincitrice dell’appalto. Il più grande programma di cooperazione internazionale rivolt o alla popolazione disabile di Dar Es Salaam ha ormai mosso i suoi primi passi, ormai, procede speditamente.

A Kawe, il grande quartiere di Dar, è ormai tutto pronto. Il 26 Agosto la ditta SKYWARDS, prescelta dalla commissione per la valutazione della gara, ha firmato l’accordo e, a ottobre, inizieranno anche i lavori per edificare la palestra, i 4 studi medici, gli uffici per il coordinamento e le aule per la formazione.

Nell’attesa Comunità Solidali ha costruito il suo staff selezionando a inizio luglio i fisioterapisti, lo psicologo, l’assistente sociale, il terapista occupazionale, il responsabile medico e le 15 operatrici comunitarie. La squadra si è messa subito a lavoro e ha portato a termine le prime attività, pianificando e realizzando delle indagini territoriali, stringendo relazioni con le autorità locali e distribuendo tutto il materiale informativo e le schede valutative. 

AIl primo ciclo di azioni è infatti stato incentrato sulla sensibilizzazione della comunità di Kawe. Nella più grande città del Paese, dove vivono circa 340 000 disabili (di cui molti sono bambini), una delle sfide più complicate da vincere è infatti quella di riuscire a persuadere le famiglie dei disabili che All Inclusive possa incidere concretamente sulle loro vite. Questo perché in Tanzania la disabilità viene ancora vissuta con un senso di colpa e le mamme vengono spesso considerate le maggiori responsabili delle difficoltà dei loro figli. La povertà e la marginalizzazione di una gran parte degli abitanti, che vivono nelle slum suburbane, alimenta infatti pregiudizi millenari. E la reazione delle famiglie è la segregazione in casa dei ragazzi disabili.


Per questo Comunità Solidali sta dedicando molto tempo alla formazione intensiva dello staff e alla pianificazione dettagliata di tutte le strategie necessarie ad entrare nelle case dei cittadini di Dar, senza essere percepita come una realtà minacciosa. Il training della squadra è infatti stato focalizzato sulla formazione della Riabilitazione su Base Comunitaria, la strategia d’intervento utilizzata (per All Inclusive come per tutti i precedenti programmi), che permette di coinvolgere attivamente le comunità nel processo riabilitativo.

CSignificative a tal proposito, sono state tutte le simulazioni e le esercitazioni pratiche che hanno permesso, ai partecipanti dei corsi, di confrontarsi con le mamme diffidenti e di immedesimarsi direttamente nelle condizioni e nelle sensazioni provate dai stessi disabili. Un esercizio in particolare, consistente nel far fare gli esercizi ai terapisti bendati, è risultato, ancora una volta, il più efficace, perché ha permesso di far capire le difficoltà reali provate dai pazienti e la necessità di costruire delle pratiche riabilitative che siano in grado di superarle.

Le attività di sensibilizzazione, avviate dalla terza settimana di luglio, sono proseguite per tutto il mese di agosto e nei luoghi più affollati di quattro aree del quartiere di Kawe, grazie a un ciclo di eventi - gli “SCREENING DAYS” – è stato possibile intercettare molte famiglie e mamme di persone disabili.

Ed è proprio la risposta positiva delle famiglie, il segnale più positivo che abbiamo ricevuto. Sono state oltre 110 infatti le mamme che hanno vinto le loro paure e lo stigma sociale, portando fuori casa (molto spesso per la prima volta nella vita!) bambine e bambini disabili per farli incontrare con i nostri operatori specializzati.

FUn'altra conferma positiva dello stato attuale dei lavori di All inclusive è stata la rete di collaborazione che si è già instaurata con il Ministero della Sanità e degli Affari sociali. La visita nella nostra sede da parte del Coordinatore nazionale del dipartimento Disabilità e Riabilitazione è stato molto importante. Oltre a condividere gli obiettivi del progetto, il Coordinatore ci ha voluto sollevare dalle nostre preoccupazioni circa la sostenibilità futura del Centro, impegnando il suo Ministero ad assumere figure professionali in grado di rispondere ai bisogni crescenti della popolazione disabile e ricordando l’importanza della collaborazione con la Congregazione delle Ivrea Sister’s che garantiranno la loro presenza anche alla fine dei 3 anni del progetto.

Un ultimo feedback, molto importante anche dal punto di vista simbolico, è stata la scelta di un terapista occupazionale - incontrato per puro caso - di mettere la sua decennale esperienza nel futuro centro “KILA SIKU CBR”, senza volere assolutamente niente in cambio.

La sua presenza è stata presa come modello dal resto dell’équipe: non solo per la sua grande disponibilità ed esperienza professionale, ma anche per il suo rigore etico e la sua sensibilità nel trattare i “pazienti”.

All inclusive e tutta la Tanzania hanno molto bisogno di persone così!


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