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L’economia Tanzaniana: perché il contract farming?


20160222_153618.jpgL’economia agricola tanzaniana ha bisogno di essere rivitalizzata. Se si guarda alla storia recente del Paese, il fondatore della patria Julius Nyerere ebbe a svolgere una funzione importantissima quando, con la riforma agricola, cercò di restituire valore ai modi di vita tradizionali dei popoli contadini della sua terra.

Nyerere era convinto che la Tanzania, - nata repubblica democratica nel 1962 come Tanganika e nel 1964 diventata Tanzania  dopo la fusione con Zanzibar- dovesse fare perno sulla Ujamaa, la grande famiglia tradizionale che, nei villaggi rurali, era riuscita a sopravvivere alle ondate coloniali. Il sogno del Padre fondatore della Tanzania era quello di far crescere la ricchezza interna attraverso un’esaltazione dei valori spirituali del suo popolo. Ogni famiglia avrebbe dovuto continuare a coltivare il suo campo, ma la riforma agraria, proposta dal grande uomo politico, si dimostrò inadeguata per sconfiggere le condizioni di estrema povertà presenti in Tanzania, colpita dagli anni Settanta dalla crisi petrolifera e dalla guerra con l’Uganda. Ma quel modello economico rimane, ancora oggi, il prevalente.
Nonostante un’indubbia crescita economica, la stragrande maggioranza della popolazione continua a lavorare la terra, mentre lo sviluppo dell’industria è ancora troppo lento. Lo stesso commercio interno e le esportazioni sono legati alla resa dei campi.
Di fronte a questa situazione, abbiamo scelto di intervenire con un’azione di sostegno proprio alla piccola agricoltura, alla quale è legata la sopravvivenza delle tante famiglie che nei villaggi rurali vivono solo attraverso quel poco che riescono a ricavare dai campi.
Il sistema di collettivizzazione della produzione agricola e aggregazione basato sulla Ujamaa (“villaggio”, ma anche “famiglia allargata”) promosso da Nyerere, si sta rapidamente sgretolando, anche a causa dei numerosissimi abusi e della diffusa corruttela delle classi politiche e amministrative, lasciando il posto soprattutto nei giovani a un desiderio di fuga verso la città e alla mitizzazione di uno stile di vita basato sui consumi voluttuari, opposto a quello rurale ereditato dalle proprie famiglie. Il lavoro agricolo è guardato con sempre maggiore indifferenza.

Per questo abbiamo scommesso sul Contract Farming.farmers_market.jpgA Wanging’Ombe, il distretto rurale della regione di Njombe, la coltivazione della Ujamaa rimane l’attività prevalente. Le famiglie lavorano ancora nei loro Shamba - i campi familiari – e riescono a tirare avanti con i loro modesti standard di vita. Comunità solidali scelse la regione di Wanging’Ombe per sviluppare un’azione volta a sostenere quell’economia, salvaguardando i valori tipici dei villaggi rurali. E’ nato con questi obiettivi  il nostro programma per incentivare lo sviluppo agricolo.
E così siamo andati nei villaggi di Wanging’Ombe, di Utiga, di Mayale e di Italunda per incontrare i primi 150 coltivatori. L’obiettivo era quello di presentare ai potenziali interessati quelle forme contrattuali a cui avevamo pensato per migliorare la resa agricola dei loro Shamba. Era il 2014.

I punti cardine del progetto
Contratti con i contadini a cui viene fornito il seminativo e il concime necessari per produrre girasoli di qualità. L’uso dei materiali e le tecniche produttive fanno parte di una indispensabile e preliminare formazione.
Negli accordi c’è chei girasoli raccolti vengano rivenduti all’oleificio a prezzi mediamente più alti di quelli di mercato. In quell’occasione vengono scalati dal pagamento i soldi necessari all’acquisto del seminativo. Quindi il contratto prevede una sorta di anticipo da parte nostra che ci viene poi risarcito nel momento della raccolta.   
In questo modo gli agricoltori ricevono formazione e tutto il dovuto per rendersi economicamente autosufficienti. Per l’oleificio il vantaggio è rappresentato dal fatto che lavora materiale di alta qualità, semi naturali e non trattati.

Il risultato finale              
E' un benessere per le famiglie contadine e più in generale un salto di qualità per l’economia delle Ujamaa.

 
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