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Nuovi giovani per le campagne della Tanzania


DSCN0119.jpgL’idea di aprire l’oleificio ci era venuta anche per far fronte al crescente spopolamento delle campagne che sta portando molti giovani tanzaniani a lasciare la Ujamaa (termine difficile da rendere in italiano poiché in swahili indica il villaggio, ma anche la famiglia allargata) per radicarsi nelle città, dove si creano però sempre nuovi slum afflitti dal sottosviluppo e dalla criminalità.
Ma come impedire questa fuga dei giovani dalla campagna? Sull’area si riproducono le debolezze caratteristiche del sistema di istruzione e formazione tanzaniano. Pur essendo la Tanzania un paese di ormai antica adozione dell’istruzione universale e di intensa attività di alfabetizzazione, nell’area di Njombe permane una debolezza strutturale tanto della formazione secondaria (secondary school) che della formazione professionale (VETA – Vocational Educational Training).

La Tanzania adotta un sistema scolastico di tipo anglosassone, per cui l’istruzione è ripartita in pre-primary school (5-6 anni), primary school (7-13 anni), secondary school, a sua volta ripartita in O-Level (14 -17 anni) e A-Level (18 - 19 anni), e VETA (istruzione tecnica e professionale) per giovani dai 14 anni in su e per gli adulti che hanno soddisfatto l’obbligo scolastico ristretto alla primary school.

Ebbene i dati, resi pubblici dal Ministero dell’Istruzione (BEST - Basic Education Statistics, 2010) e recepiti anche dalla Banca Mondiale, evidenziano come a livello locale sul totale della popolazione (326.357 abitanti), solo il 24,4% frequenta le superiori, ma, nel passaggio dall’O-Level all’A-Level, il crollo è netto: si passa  dal 24,4% all’1,4% .

Interessante anche il dato sulla formazione professionale. Il numero dei ragazzi che la frequentano (durata minima fissata per legge a un anno) è su tutto il territorio di 1.498 indiDSCN0124.jpgvidui, pari cioè allo 0,46% della popolazione in età scolastica 14-19 anni. In pratica poco meno di 4 frequentanti su 1.000 individui. Tra l’altro coloro che hanno ottenuto un diploma VETA sono passati nell’intera Tanzania dai 56.009 (59,7%) del 2008 ai 37.826 (40,3%) del 2009, con un decremento del 32,5%.
Le cause della debolezza del sistema scolastico tanzaniano vanno ricercate nel carattere oneroso che riveste la frequentazione delle scuole secondarie e professionali.  Oltre al costo elevato, le sedi si trovano in città molto distanti dai villaggi. Troppo distanti per essere raggiunte a piedi ogni giorno. I ragazzi dovrebbero dunque trasferirsi nei centri urbani, ma le scuole che offrono vitto e alloggio sono pochissime. Lo stesso materiale didattico e le divise sono a carico degli studenti. 

Bisogna affrontare con decisione il tema della formazione. É fondamentale garantire ai ragazzi e alle ragazze dei villaggi rurali l’accesso all’istruzione secondaria.  Solo con una maggiore preparazione possono  migliorare le competenze dei giovani in agricoltura. Un'impresa produttiva a conduzione familiare può oggi dare buoni risultati, nel rispetto dei valori del passato.  Si tratta di porre rimedio alla bassa resa delle attività agricole che contribuisce in maniera decisiva allo spopolamento delle campagne di Njombe.
È assente la meccanizzazione dei processi produttivi, mancano investimenti su formazione, macchinari e rinnovamento delle tecniche colturali (pressochè sconosciute quelle di preparazione e coltivazione del terreno). È ancora largamente diffuso l’impiego di forza animale per la lavorazione dei terreni.

La struttura produttiva è sempre basata sul protagonismo delle singole famiglie di coltivatori diretti che dispongono di piccoli appezzamenti (Shamba) assegnati loro a partire da 1967 secondo le regole del villaggio di appartenenza. Solo le classiche produzioni coloniali – cotone, caffè, tè – sono gestite da imprese più consolidate, spesso a capitale estero, e su appezzamenti più vasti. A completare il quadro, le difficoltà di commercializzazione dei prodotti della terra.

A fronte di questa situazione è necessaria una giovane classe contadina, altamente qualificata che sappia assumere su di sé, non solo un ruolo professionale, ma anche la responsabilità di mantenere lo spirito delle comunità a cui appartiene.


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