| Tanzania - Le attività di Simona e Ignazio |
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| Scritto da Stefano |
| Mercoledì 25 Marzo 2009 17:02 |
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Come ogni giorno arrivo di corsa al centro, apro la porta e inizio a spalancare le finestre. Scarico dalla macchina tutte le borse con i giochi e i tappeti e li sistemo per l'arrivo dei bambini, ed ecco che se mi fermo un attimo ad ascoltare inizio a sentire da lontano le loro risate e se mi sporgo fuori dalla porta posso vederli spuntare tra il mais e i girasoli ormai più alti di loro, chi correndo e chi sulle spalle della mamma avvolto dai loro colorati kanga! I mesi trascorsi sono stati impegnativi per tutti noi, la stagione delle piogge e il conseguente lavoro nei campi, ha creato difficoltà nella frequenza dei bambini. Siamo giunti a un buon compromesso, confrontandoci e adeguando gli orari del centro alle necessità che si hanno in questo momento così particolare dell'anno. Le mamme sono ormai protagoniste del centro almeno quanto i bambini, stiamo tutti imparando a gestire questa nuova esperienza, regolandola ai ritmi e alle abitudini di sempre.
Anisa (9 anni) ha iniziato a frequentare la scuola, ora la mattina tutta fiera con la sua uniforme va nella sua classe e il pomeriggio corre a studiare con la sua improvvisata "mwalimu mzungu"! Non è facile recuperare gli anni perduti, trascorsi solo a lavorare nei campi e in casa...mi piace osservarla mentre scrivere le lettere dell'alfabeto cercando la mia approvazione o un rimprovero perché ancora una volta si è distratta e ha sbagliato. In fondo penso che lei ce la sta mettendo davvero tutta, ho chiesto un po' di pazienza ai suoi maestri e pare che per il momento tutto proceda bene. Kaunga inizia a giocare anche con le costruzioni, ora il suo obiettivo giornaliero non è più solo lanciare la palla su qualsiasi bersaglio! Tula ha finalmente smesso di piangere, si rilassa tra le mie braccia e questo mi rende più facile comunicare con lei e capire a quali stimoli riesce a rispondere...ottimo, ci sono voluti solo 5 mesi ma ce l'abbiamo fatta! Joice, ha imparato a mantenere un buon equilibrio stando seduta sulle ginocchia, e riesce persino a sollevarsi da sola con un po' di aiuto. La immagino già scorrazzare nel girello nuovo che Padre Tarcisio le sta costruendo. Poi arriva Bahati, e il suo fiume di parole: lei viene quando vuole, se ne va, prende i giochi, canta e balla... e urla in continuazione MAMA MONA cercando un po' di attenzione. I bambini si cercano, si chiamano, e a volte si mettono a giocare insieme senza che ci sia per forza il nostro intervento... e tutto questo mentre le mamme si siedono e chiacchierano tra loro, dei mariti, dei loro bambini, di quello che è successo nel villaggio vicino. Mi prendono in giro quando mi introduco nei loro discorsi, provano a intrecciarmi i capelli ripetendo che sono troppo sottili ma sono belli, mi chiedono dell'Italia e in fondo mi piacerebbe fargli davvero capire che non è poi cosi diversa, soprattutto per quello che stiamo creando insieme. Io, mama Paskalina e Valeria (una volontaria che è stata con noi e ci ha aiutato in questi mesi) ci guardiamo intorno e vediamo i piccoli passi dei nostri bambini e li sottolineiamo con forza, forse un po' anche per incoraggiarci a proseguire. Spesso andiamo tutti a fare una passeggiata sul cantiere, per salutare Ignazio e i suoi operai e per vedere quanto manca ancora per poter entrare nella nostra nuova bella casa, contiamo i giorni impazienti! I lavori per la realizzazione del nuovo Centro di aggregazione, invece, hanno superato gli ostacoli più impegnativi dell'elevazione dei muri, dei pilastri esterni e della predisposizione del piano di calpestio sia all'interno dell'edificio che nel portico. In questi giorni sono state montate le due capriate per il tetto del portico, che sono state messe in opera grazie all'impegno che gli operai profondono nel loro lavoro, nonostante le indiscutibili difficoltà. Nel cantiere, infatti, non vengono usati mezzi a motore né strumenti elettrici; l'acqua è stata una conquista solo dalla seconda settimana di lavoro, quando già si stavano costruendo le fondamenta. Le fondazioni sono state scavate a mano durante la stagione secca, quando il terreno è più duro; i muri sono stati eretti con impalcature di legno assai precarie, fino ad un'altezza di 5 metri; le lunghe travi del tetto e le capriate sono state innalzate usando corde e pali. Nonostante questo i tempi sono stati rispettati, nei limiti che le condizioni di lavoro e del reperimento dei materiali hanno imposto. Ora si stanno sistemando i travetti per sorreggere la lamiera della copertura, che in questi giorni dovrebbe giungere a Dar es Salaam (che si trova a 800 km di distanza); poi si potranno gettare i pavimenti in cemento e intonacare gli interni. Essendo quello delle Grandi Piogge il periodo ottimale, sono stati piantati finora una ventina di alberi, sia della specie umbrella (un sempreverde a crescita rapida che entro pochi anni comincerà a dare ombra all'edificio) che mweresi, questi ultimi in due semicerchi che circondano l'edificio. Si prevede che i lavori si continuino anche dopo che Simona e i bambini avranno cominciato a frequentare il centro, con le opere di finitura: l'intonacatura degli esterni, la tinteggiatura e la decorazione dei muri, la pavimentazione del bagno e le altre opere accessorie (pulizia dell'esterno, pavimentazione di una piazzetta antistante, messa a dimora di altri alberi, sistemazione della strada di accesso e costruzione di giochi all'aperto per i bambini). Pare che alcune scelte che già oggi caratterizzano la costruzione - come la forma, l'uso dei materiali e delle forme inconsuete, la presenza di un portico - siano state molto apprezzate dagli abitanti di Wanging'ombe, che spesso raggiungono il cantiere per osservarlo. Il progetto è stato ideato sia immaginando le necessità di un centro per disabili (rampe di accesso, servizi igienici e spazi a norma degli standard previsti dalla legislazione italiana) che quelle di un luogo pubblico che, con la vicina Casa dei volontari, segnerà una nuova centralità per una vasta area che gravita attorno al villaggio.
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